Parto in autostrada e bimbo morto, De Pasquale e Urzì Mondo (Azione): “Una vicenda inammissibile. Urge intervento radicale e immediato della Regione”

“Nel 2021 è inammissibile, inconcepibile, inaccettabile che una vicenda simile possa accadere.
Le carenze del sistema sanitario siciliano sono infinite ed emergono con tutta la loro allarmante potenza allorquando si verificano situazioni drammatiche come questa”, così Eleonora Urzi Mondo, membro regionale del comitato promotore di Azione, dopo la notizia della morte del bimbo nato in emergenza in Autostrada tra Mistretta e Patti.
“Un pensiero di vicinanza alla coppia che ha subito questa tragedia e all’intera famiglia”, prosegue.

“Mentre certa politica rincorre l’antagonista a colpi di dichiarazioni su temi come quello del
punto nascita di Sant’Agata -che in questo caso avrebbe potuto essere la soluzione più immediata per un soccorso adeguato- ci si trascina tra inadempienze, rinvii, discussioni, verbali, e ovviamente inefficienze fino alla deflagrazione che rimbomba con potenza straordinaria in casi come questo.

“La vicenda dei punti nascita colpisce qualsiasi sede disagiata – aggiunge Francesco De Pasquale, responsabile provinciale organizzazione del partito di Carlo Calenda e referente del gruppo “Eolie in azione” – “Le nostre isole minori continuano a soffrire dell’assenza del punto nascite sul proprio territorio, per cui, è impossibile nascere a Lipari e le famiglie sono costrette a trasferirsi sulla terraferma sul finire della gravidanza o peggio, affrontare il mare a travaglio iniziato!! E se quel giorno ci fosse un forte vento?”

“Rivolgiamo un appello urgente alla Regione Siciliana, al Presidente Musumeci, all’Assessore Razza, alla Commissione sanità dell’Assemblea, perché con urgenza si dia priorità ad una revisione del piano sanitario, alla gestione dell’emergenza urgenza e alla sua immediata attuazione, al fine di scongiurare nuove quotidiane pubblicazioni di notizie come quella che leggiamo oggi e le molte altre che manifestano, ogni giorno, le deficienze e le lacune di un sistema che non assicura assolutamente il sacrosanto diritto alla salute che la nostra Costituzione garantisce.
91 km per raggiungere il presidio più vicino: è shockante.
L’episodio ultimo del quale riportano le cronache racconta uno scenario che rappresenta uno scandalo che non ammette giustificazioni”, concludono Urzí Mondo e De Pasquale.