Salina Festival: premio ” CineMareMusica” a Pino Aprile

Michele Merenda

pino aprileSALINA – Si chiude l’ottava edizione del Salina Festival, ideato da Massimo Cavallaro e quest’anno interamente finanziato dal comune di S. Marina Salina. Nella serata di domenica scorsa, il consueto premio “CineMareMusica” è andato al giornalista Pino Aprile (nella foto), autore di opere ritenute “scomode” come “Terroni” e “Il Sud puzza”. Il premio è stato consegnato da Massimo Lo Schiavo, sindaco di S. Marina, e da Renato Accorinti, primo cittadino di Messina.

Un riconoscimento conferito per aver raccontato verità spesso censurate, portando all’attenzione di un’intera nazione la questione meridionale e descrivendo con grande forza e bravura un sud in grande fermento civico. Il Premio, fortemente voluto proprio dal direttore Massimo Cavallaro, è stato istituito per indicare con un riconoscimento concreto i personaggi della cultura, dello spettacolo, della società civile capaci di saper portare nel mondo un’idea diversa della Sicilia. Andando indietro nel tempo, nei precedenti anni sono stati premiati Peppino Impastato (2013), Rita Borsellino e Maria Falcone (2012), Franco Scaldati (2011), Marcello Sorgi (2010), Antonio Presti (2009), Paolo e Vittorio Taviani (2007) e Francesco Alliata (2006). “Dopo aver letto l’elenco dei vincitori di questo importante Premio – ha detto con ironia Pino Aprile –, mi sono sentito sopravvalutato”.

Nell’arco di cinque giorni il festival ha portato avanti il proprio messaggio basato sull’educazione ecologica, sulle passeggiate sonore, sul workshop tematico curato dal Dolphine Center locale e sul recupero delle tradizioni, come dimostrano i momenti dedicati alle degustazioni dei piatti tipici. Anche stavolta è stato possibile ascoltare una tipologia variegata di fenomeni musicali, dall’electro-swing degli Swing Out Brothers fino al rock alternativo di matrice indipendente di Sarah Shire, passando per il documentario “Sugarman” di Malik Bendjelloul dedicato allo strano caso del musicista Sixto Rodriguez.

Si è così concluso anche l’appuntamento “vagabondo” de “Il tempo (lento) di un caffè (ristretto)”, cioè l’installazione “mobile” di arte pubblica realizzata in collaborazione creativa con Caffè Barbera. L’installazione prevedeva una telecamera fissa a bordo di un’Ape Car a ricreare un micro bar di paese dove chiunque, davanti un caffè, poteva raccontare la propria storia che così filmata e montata sarebbe diventata racconto comune. Questo micro bar ha cambiato postazione ogni giorno della kermesse in modo casuale, catturando momenti di vita dell’isola, narrando un’epopea quotidiana e condivisa tra tazzine di caffè, ricordi, tavolini e speranze.