Riceviamo da Marco Manni e pubblichiamo
A proposito di calendari, feste paesane e religiose

Le feste paesane dalle nostre parti coincidono per lo più con le feste religiose, in una sorta di quasi competizione da parte dei comitati per i festeggiamenti delle numerose località dell’arcipelago, a far meglio. Durante l’anno se ne contano a decine. Esigue sono le sagre calendarizzate: quella del “Cappero” a Salina e quella del “Pane e del Vino” a Pianoconte, che più espressamente esaltano il legame con la nostra terra. Tutte queste feste si susseguono senza alcun connotato distintivo che non sia quello gastronomico: sagra del pesce spada, del pesce fritto, della salsiccia. L’aspetto gastronomico e quello ludico legato all’esercizio di giochi tradizionali unitamente al programma religioso (processioni e pellegrinaggi) rimangono tuttavia gli unici elementi condivisibili, quando si parla di cultura e tradizioni autoctone.
Per il resto tutto è un generale ballo di piazza di stile romagnolo, che coinvolge un certo numero di appassionati del genere. Infine nella corsa a far di più e meglio, che giustifichi la coesistenza di tutte queste ricorrenze che si susseguono settimana dopo settimana ininterrottamente da luglio ad ottobre, l’unico elemento di distinzione rimane il gioco d’artificio, che nell’intento dei comitati deve essere più lungo e rumoroso possibile, proporzionalmente all’importanza dell’evento e alla capacità di spesa di quella frazione. Quindi non un segno di festa ma un simbolo di importanza su cui puntare tutto. E’ questa voce più delle altre che incide sensibilmente, sulle disponibilità già limitate delle pubbliche casse, col risultato che gli assessorati sono sempre a secco di risorse. A conti fatti buona parte di queste feste non registra un alto gradimento e quindi la presenza di molti turisti, a mio avviso sia per lo stile discutibile e stucchevole che si ostinano a perseguire, sia perché altre ricadono al di fuori della stagione di alta frequentazione. Per cui si hanno feste di borgata da giugno a ottobre e neanche un evento ( altro che calendario) tra luglio e settembre. In tempi di magra come quelli che stiamo e che attraverseremo, questa circostanza si rivela come uno spreco di preziose risorse che invece potrebbero garantire la sopravvivenza di iniziative veramente valide finalizzate alla formulazione di un calendario presentabile e appetibile, rivolto ai nostri ospiti estivi.
Sono nel ricordo di ognuno il festival folk degli anni 90, le frequentatissime proiezioni al Castello di Lipari del centro studi, Tra miti e Leggende a Filicudi , la recente ArtEolie ( e simili) a Marina Corta per la promozione dell’artigianato e dell’arte , e tutte le altre iniziative che si sono affacciate nel tempo, ma che puntualmente sono scomparse perché prive del giusto sostegno. Questa realtà non risparmia le realtà artistiche locali che vorrebbero proporre quanto di più attinente al territorio, che di conseguenza non trovano contesti idonei per esprimersi, se non alle condizioni più improvvisate e prive di ogni incoraggiamento economico che ne colmi le spese annue.
Infine nel dubitare che la collettività possa continuare al elargire offerte per la totalità delle feste religiose, che numericamente forse non ha eguali in rapporto all’estensione del nostro territorio, sarebbe forse il caso di assegnare a tali festeggiamenti una prevalenza religiosa, dando alle associazioni, agli uomini di cultura e di sensibilità artistica, il compito di organizzare sul nostro territorio manifestazioni interessanti da calendarizzare, finalizzate al soddisfacimento e alla promozione del turismo.
Spero di aver costruttivamente contribuito, con questa inutile disamina, a chiarire il perché di questa aridità di proposte, che finisce con l’annichilire anche le idee .











