Di Davide Starvaggi
Insularità europea: dall’attesa al riconoscimento, ora si apre la stagione della progettazione
Questo è uno di quei momenti che arrivano poche volte.
Per anni abbiamo parlato di insularità come di un problema da denunciare. Oggi, per la prima volta, l’Europa la riconosce come una condizione strutturale che richiede politiche dedicate.
La Commissione Europea ha approvato la prima Strategia UE per le Isole, destinata a oltre 17 milioni di cittadini che vivono in più di 4.000 isole europee. E non si tratta di una dichiarazione d’intenti: sul tavolo c’è già una prima dotazione di 1,5 miliardi di euro e la possibilità di orientare ulteriori risorse della programmazione europea verso interventi specifici per i territori insulari.
Per la prima volta vengono riconosciuti a livello europeo gli effetti concreti dell’insularità: isolamento geografico, costi di trasporto più elevati, difficoltà di connettività, mercati ridotti, accesso limitato ai servizi essenziali, vulnerabilità energetica e demografica.
Ma la vera notizia è un’altra.
L’Europa non sta parlando soltanto di aiuti. Sta costruendo una nuova stagione di politiche dedicate alle isole fondata su quattro pilastri: sviluppo economico e competitività, connettività, sicurezza energetica e resilienza climatica, servizi e contrasto allo spopolamento.
Per le isole minori questo significa che temi come continuità territoriale, portualità, trasporti marittimi, energia, acqua, sanità, scuola, protezione civile e sviluppo delle imprese possono finalmente trovare uno spazio stabile nell’agenda europea.
Per questo ritengo che il 2026 possa diventare l’anno della svolta.
Adesso però viene la parte più difficile.
Le opportunità non producono risultati da sole.
Servono visione, progettazione e capacità istituzionale.
Serve che le nostre comunità, i Comuni, le associazioni di categoria, le imprese, il terzo settore e la Regione Siciliana si attivino immediatamente per essere presenti in tutti i tavoli dove si costruiranno le future iniziative legislative e i nuovi programmi di spesa.
Chi arriverà preparato potrà trasformare questa stagione europea in infrastrutture, servizi, investimenti e nuove opportunità.
Chi resterà fermo rischierà di vedere passare un treno storico.
Le Eolie, le Egadi, le Pelagie, Ustica e Pantelleria tutte le isole minori siciliane non possono permetterselo.
Dopo anni trascorsi a spiegare perché l’insularità genera svantaggi permanenti, oggi abbiamo finalmente il riconoscimento politico europeo che aspettavamo.
Adesso è il momento di trasformarlo in risultati concreti.
Il tempo delle rivendicazioni sta lasciando spazio al tempo della programmazione. E le isole che sapranno muoversi per prime saranno quelle che costruiranno il proprio futuro.







