
di Anna Maria Schmidt
Storica dell’Arte, critica d’arte
Scrivere di questo atelier di artista attivo nella maggiore delle Eolie è entrare in una vicenda che si intesse di non cercate suggestioni, evocate dalle stesse parole. Se il termine atelier scelto da chi scrive è eco di una felice epoca della pittura nella Parigi ottocentesca dove francesi e artisti europei vivevano un’atmosfera di ricerca e novità laboratorio “Il Mare Dipinto” è il nome datole da una artista che ha trovato nei paesaggi di Lipari e di tutte le Eolie motivo del suo continuo dialogare con il mare, il cielo e la ricchezza di forme e colori, mai uguali a se stessi, delle terre vulcaniche.
Renata Conti ha con le sue isole un continuo meditativo dialogo in cui è se stessa a riflettersi per ritrovarsi. A comprendere la sua cifra artistica si ritrova l’essenza stessa delle cose nella purezza liberata da sovrastrutture. Di radici eoliane ma nata e nutritasi nella irrequieta e problematica Roma degli anni ’70 e vocata dagli studi compiuti e dagli ambienti frequentati al lavoro di disegnatrice pubblicitaria, per quegli anni stimolante ed entusiasmante, un periodico ritorno alla Lipari dei suoi anni bambini-‐ era il 2002-‐ le ha fatto scoprire la malia di questo minuscolo mondo emergente dalle acque siciliane del Tirreno. Dei tanti disegni a matita e dall’uso dell’acquarello richiesto per la pubblicità ha deciso di passare ad adoperare questa tecnica solo per la sua personale esigenza di riportare su carta particolarissimi scorci e momenti di Lipari entrati in sintonia con il suo sentire. Tra le sue prime opere di cui, come spesso accade, poco le rimane. Sono impressioni e si può definirle neoimpressionismo? Sono immagini di Salina accigliata emergente da acque plumbee e semicoperta da nuvole, le case di Sparanello aggruppate tra scogli e montagna rara visione di un ricordo del tempo dei signori della pomice oggi irrispettosamente “rivisitate”.
L’attenzione attiratasi le aveva nel frattempo procurato una locale committenza aprendole la parentesi dei grandi pannelli decorativi in acrilico a soggetto floreale. Tra questi la grande giara dorata e bellissimi i fiori di cappero giganti e i ciuffi di ginestra nel trionfante maggio eoliano. Il suo spazio tutto riservato alla creazione artistica è nato nel 2007 in vico Trota 11, una stradina chiusa sul fondo e aprentesi su corso Vittorio Emanuele, asse viario e strada principale di Lipari. Qui altre suggestioni: il corso che ricalca l’antico tracciato viario romano e quel “vico” tanto forma moderna del latino vicus. Le pareti del piccolo spazio, soppalcato, sono ricoperte da acquarelli a cui ultimamente si sono aggiunti oli. Tavoli e strumenti di lavoro, dai pennelli al computer, e l’aria cosparsa dall’odore dei colori, più acuti quando Renata Conti dipinge ad olio. In sottofondo il sottilissimo odore della carta presente in fogli da disegno, buste, rotoli. Su un’isola che è isola dell’isola e spesso rimane isolata la carta è l’unica risorsa per creare istallazioni, scenografie, allestimenti di mostre: strumento docile per la creatività di un artista disponibile a ogni sollecitazione e capace di inventare mondi magici con le materie più umili. Ha avuto ragione lei a chiamare il suo spazio laboratorio? In questo spazio minimo si lavora in tanti modi e per tanti eventi. E’ stato organizzato un corso di pittura per bambini, è nato un trittico di cartoline per sostenere l’associazione “I Gatti Felici di Lipari”, si sono ideate e disegnate scenografie per eventi e per la giornata della donna. L’ultima mostra, nel giugno 2018, è stata una sorpresa per gli isolani. Sette grandi tele a olio sono state presentate in uno spazio attraversando un velario.
Il titolo della mostra era ISOLITUDINE, dall’immaginifico termine inventato da Gesualdo Bufalino e seguito dai versi di Curzio Malaparte. Il tema della mostra erano i grandi spazi del cielo e del mare nella loro imprevedibile cangianza e nella loro incombenza sull’uomo, lezione necessaria per un ridimensionamento dell’umano senso di onnipotenza. Renata Conti ha portato allo scoperto l’ISOLITUDINE oggi ma in effetti è stato un suo filo conduttore per anni. A saperlo ricercare si ritrova nel mare in tempesta, nelle canne battute dal vento, nel Faro di Lingua solitario sulla punta flagellata dalle onde, nel vecchio pontile inutile e arrugginito che si protende nel mare di Porticello dove la pomice non scende più. Sono cose, angoli, ma parlano dell’umanità anche se non appare anima viva. Ripercorrendo le tappe delle sue mostre, tutte tappe significative, si coglie una coerenza andatasi costruendo di continuo e per gradi.
La sua prima personale, a Lipari, è nel 2005. Nel 2008 il suo nome figura nella collettiva “VOCI DI DONNE” alla Pinacoteca comunale di Lipari. Quasi una sfida per gioco tra amici artisti le mostre del 2009 (R. Conti, B. Ciampaglia) e del 2010 (B. Ciampaglia, R. Conti, A. Varvaro). Del 2011 è la collettiva “ARTE IN PIAZZA”; dello stesso anno è “DIPINGERE A DIANA”, (R. Conti, B. Ciampaglia) promossa dal Museo Archeologico regionale Bernabò Brea. Nel 2012 è presente nella collettiva “PROFONDO BLU”. Evocativa per il luogo, le recuperate celle dei confinati politici antifascisti, la collettiva “ORADARIA” dove la Conti esponeva vedute delle Eolie in lunghe strisce ad acquerello, inusuali per dimensioni e/o per impostazioni. Con artificio cinematografico, in chiave attuale e/o echi delle prospettive rinascimentali, appariva la sua percezione ottica a 180 gradi. Tra tutti, per la sorprendente visione, la Marina Corta di Lipari. Dalla memoria veniva richiamata la rinascimentale veduta di città di Anonimo, attualizzata in chiave marina.
Nel corso degli anni vico Trota 11 è divenuto punto di richiamo di collezionisti che preferiscono le Eolie dipinte dalla Conti ai comuni souvenir e così le piccole isole con i loro scorci si sono fatte conoscere in Francia, Germania, Inghilterra ma anche nelle lontane Australia, Stati Uniti, Cina. Il coraggio di una donna dall’incandescenza dei vulcani ha creato conoscenza e cultura donando la poesia delle Eolie.











