Iacolino : la Lipari di Gualino

di Gianni Iacolino

Magnate dell’industria, presidente della FIAT negli anni ’20, fondatore della Lux Film e tanto altro ancora, sposato a Cesarina Gurgo Salice, compagna discreta , pittrice e frequentatrice del mondo culturale di quegli anni, Riccardo Gualino si divideva fra Torino e Roma nelle sue elegantissime dimore dove facevano mostra  dipinti di Chagall e Picasso. Da una vita intensa, dinamicissima e, nello stesso tempo, da favola e mai sopra le righe dovette dare il commiato nel 1931, ” colpevole ” di scarsa simpatia nei confronti del fascismo e spedito al confino a Lipari.

Come se non bastasse, tutti i suoi averi furono confiscati e devastate le sue abitazioni. La separazione dalla moglie non dura molto; Cesarina lo raggiungera’ a Lipari poco tempo dopo.

” Il postale e’ partito da Milazzo. Cesarina sta per giungere con suo fratello. Sul mare , ancora fremente per la bufera di ieri, c’e’ oggi, tripudio e scintillio di sole. La nave dà fondo al largo, ma la corrente la sposta lentamente verso tramontana. Dalla riva osservo l’altalena della prora che si immerge nell’acqua turchina, striata di smeraldo, e risale a fatica. La piccola barca per l’approdo dei passeggeri appare all’improvviso sulla cresta di un’onda, s’appressa, accosta. Mia moglie mi viene incontro serena. Ha sulle labbra il chiaro sorriso che seppe spesso dissolvere tante nascoste amarezze. Il suo viso non ha un sol cenno di disappunto all’orche’ gli agenti che l’accolsero all’approdo le preannunciarono inattese urtanti formalita’. Con lo stesso sorriso , lievemente velato di disprezzo, si reca in una camera sudicia ove viene spogliata e perquisita. ….In occasione della venuta di alcuni ospiti ci fu finalmente consentita qualche sorvegliata gita verso i monti. E’ difficile esprimere la gioia che ne trassi. Godetti quella condizionata liberta’ con allegrezza quasi infantile. E quanto entusiasmo per la selvaggia bellezza dei luoghi! Ricordo Canneto, incipriato di pomice, fra gigantesche ginestre, Quattrocchi sotto un cumulo di nuvole gialle, affacciato sull’Etna galleggiante lontano sul mare, Santa Margherita, tagliata in una terra così rossa da cercarne il sangue nei ruscelli; l’erto dirupo della Guardia, avvinghiato dalle mille mani degli imbambolati fichi d’India; e Vulcano, livido, flagellato di zolfo…..Che contavano le guardie, incaricate di seguirmi e sorvegliarmi? Mi sentivo padrone del mondo.”

 Appena messo piede sull’isola , in pieno inverno, 10 febbraio 1931,  resta tanto colpito dallo spettacolo del paesaggio da scrivere alla moglie distante:

” chiunque sappia tenere un pennello in mano potrebbe impazzire di gioia ”

Delicate pennellate che, nel susseguirsi delle pagine, descrivono situazioni e personaggi di una Lipari d’altri tempi, di un’isola che vive nei ritmi di una vita lenta e placida di una realtà  isolata e circondata da una natura selvaggia e dolce nello stesso tempo.

” Siamo soli in una solitudine magnifica e strana….separati dal mondo, inclusi in una vicenda di dolore e di sogno “.SOLITUDINE e’ il delicato racconto della amara esperienza di un uomo straordinario che seppe creare un impero imprenditoriale e finanziario, coniugando intraprendenza e cultura nelle sue più svariate espressioni; assiste artisti, sostiene teatri, concerti, cinema, sa spaziare in tutti i campi dell’arte e riesce a mettere su una collezione dove primeggia la bellezza. All’improvviso, senza avvisaglie ,  l’arresto cui segue la condanna a cinque anni di confino , confino che ebbe però il merito di rivelarci un delicato scrittore, romantico e forte e determinato nello stesso tempo, fiducioso in se stesso e sicuro in una rinascita futura.” Ci si puo’ sentire vivi, anche rimanendo soli..” 

Finalmente, nel 1934 , insieme a Cesarina torna a Roma.

” Il Luigi Rizzo parte per Napoli…..Nel mattino del commiato l’Eolie hanno vestito i loro drappi migliori. Cielo senza una nube, mare trasparente. I colli della baia, chiazzati di cespugli selvatici, degradano verso l’acqua in un silenzio solenne, come d’isola mitica. Le amarezze, i dubbi, l’ossessionante vigilanza, le dure restrizioni svaniscono per qualche istante dal ricordo, sommersi da tanta bellezza. La nave s’allontana verso il largo; Lipari scompare come una fiaba che muoia….”.