Sorridere davanti alle difficoltà attuali del confinamento

La responsabilità individuale per il benessere collettivo secondo Marco Aurelio

di Marco Provenzano ( dottore di ricerca in Storia del cristianesimo antico presso l’Università di Strasburgo)

Quanti di noi hanno visto e apprezzato il “Il gladiatore”?

Il film, realizzato nel 2000 e vincitore di cinque premi oscar, si sviluppa cronologicamente dal 17 marzo del 180, cioè dalla data di morte di Marco Aurelio, agli inizi dell’impero del figlio Commodo.

Marco Aurelio (121-180) è il famoso “l’imperatore filosofo”, detto così poiché autore di riflessioni stoiche che egli indirizzava a se stesso per tenere sempre a mente i principi cui aveva fermamente aderito. Queste sono comunemente note col nome di Pensieri a se stesso o Meditazioni ed è alla riflessione contenuta in II, 17 che fa vagamente riferimento alla fine del film il generale Massimo Decimo Meridio: costui ricorda a Commodo, prima di sfidarlo nel Colosseo, che la morte sorride a tutti e che dunque non si deve far altro che sorriderle di rimando.

Si semplifica la conclusione di un pensiero molto più complesso che può essere letto, nelle sue linee essenziali, come un attualissimo invito alla riflessione per coloro che prendono sottogamba la responsabilità individuale del confinamento. Non c’è dubbio che siamo tutti chiamati a grandi rinunce poiché le misure sono molto restrittive e limitano enormemente il nostro acquisito e imprescindibile senso di libertà. Tuttavia, la rinuncia del singolo all’abitudine, anche se piccola, è tutt’altro che ininfluente per il benessere comune.

Mettiamola così: se oggi fosse qui, Marco Aurelio ci direbbe che ognuno di noi ha un compito su questa terra. Piccolo o grande che sia, questo compito è in realtà una missione di grande importanza: in un gioco di incastri, ogni piccolo sforzo svolto con piena coscienziosità comporta la riuscita di uno sforzo maggiore. Marco Aurelio insiste: la forza di ciascuno sta nell’accettazione del destino assegnato (si leggano, ad esempio, Pensieri II, 3; III, 6; V, 8, 26-27). Un’accettazione attiva: si è e si deve essere sempre all’altezza della sorte assegnata. Nel contesto attuale, concretamente, pazientare e sfruttare al meglio i vantaggi provenienti dall’osservanza delle regole del confinamento. Ciò significa, ovviamente, dare il massimo e darlo ciascuno con i mezzi a propria disposizione per salvaguardare l’armonia universale.

È un pensiero che ci deve accompagnare e che giustifica quanto detto all’inizio del presente contributo: mai abbattersi e sempre sorridere poiché, come ricorda Marco Aurelio nell’eco di Massimo Decimo Meridio pronto a sfidare Commodo, chi si batte svolgendo al massimo la propria missione può permettersi, in caso, di sorridere alla morte con “pacificata intelligenza” (Pensieri II, 17).