Salina: Approdo di Scalo Galera a Malfa, un esempio di malaburocrazia

Denunciato dallo stesso dirigente regionale dell’Alta vigilanza.

Nel settore della portualità la Regione ha perso 58 milioni di fondi europei. Altre opere in condizioni identiche o fortemente critiche: i porti di Riposto, Balestrate, Castellamare del Golfo , S. Agata di Militello, Siracusa. Costituiscono la quasi totalità del programma di interventi nei porti di interesse regionale definiti in forza dell’Accordo di Programma Quadro Stato-Regione sul trasporto marittimo.

Peppe Paino

l'ing. Salvatore D'Urso
l’ing. Salvatore D’Urso

Lipari – Malaburocrazia regionale? Ecco un esempio di scellerato percorso procedurale, questa volta peraltro denunciato dall’interno, ossia dal dirigente del Servizio di vigilanza sulle infrastrutture ing. Salvatore D’Urso, che riguarda l’ approdo di Scalo Galera a Malfa, comune dell’isola di Salina. Una serie di ritardi, di negligenze, di perdita di denaro a fronte di un’opera rimasta al palo e di cui l’ing. D’urso chiede conto e ragione, mettendo a conoscenza una serie di istituzioni oltre allo stesso Presidente della Regione e all’Assessore competente.

Una problematica sorta allorquando il Comune di Malfa, ritenendosi non adeguato amministrativamente e tecnicamente a sopportare l’onere della realizzazione dello Scalo Galera, all’indomani della ultimazione della pur complessa attività di progettazione ed approvazione dell’opera, nonché acquisiti i relativi finanziamenti, ed espletata la gara di appalto del 1° lotto, chiede e ottiene che sia l’Amministrazione regionale, segnatamente il Dipartimento allora ai LL.PP a gestire le fasi di esecuzione delle opere di 1° lotto e l’appalto e l’esecuzione del 2° lotto (e siamo nel 2008).

“Pur essendo le opere al momento del passaggio delle competenze, progettate, approvate tecnicamente, finanziate ed appaltate, il Comune – Scrive l’ing. D’Urso – vede ancora oggi il proprio magnifico litorale sfregiato da un moncherino di diga foranea, essendo la parte realizzata relativa ad tratto di mantellata in massi naturali della diga di sopraflutto, mentre distrutto da mareggiate e comunque incompleto appare il retrostante banchinamento; l’esecutore del completamento di detto primo lotto risulta incerto, il finanziamento del secondo lotto è andato perduto. Quella Amministrazione comunale, non solo subisce il danno della mancata esecuzione dell’opera e del pericolo che la piccola parte già realizzata costituisce per la navigazione e per gli utenti del porto, (è appena il caso di sottolineare l’importanza strategica di un approdo sicuro nell’isola di Salina per le motivazioni turistiche, per quelle relative alla pesca ed al trasporto dei passeggeri via aliscafo e nave, ma, anche, di protezione civile connesse alla rapida evacuazione delle popolazioni ed al rapido arrivo dei soccorsi, in una delle zone più esposte d ’Italia al rischio vulcanico), ma subisce, in uno con l’Amministrazione regionale, la beffa della instaurazione di una serie di contenziosi milionari portati avanti da due imprese (una che si ritiene legittima esecutrice del primo lotto, e da quella vincitrice l’appalto del secondo lotto, dal progettista incaricato della progettazione e della direzione lavori, in massima parte mai saldato. E oggi, come si evince dalla nota di avvio del procedimento di vigilanza, anche dell’apertura del contenzioso nei confronti dello stesso Rup (responsabile unico del procedimento) a cui si addebitano ipotetici danni e ritardi”.

il nostro pezzo sulle regionali di oggi della Gazzetta del Sud
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Il dirigente della vigilanza aggiunge: “L’Amministrazione Regionale, poi, subisce un danno d’immagine gravissimo dimostrando di essere realizzatrice incapace di infrastrutture, per di più in amministrazione diretta, danno certamente non mitigato dalla artata esclusione di questo porto dall’elenco delle incompiute della Regione Siciliana. E’ appena il caso di cennare alle altre opere portuali di interesse regionale la cui realizzazione è oggi in condizioni identiche o fortemente critiche: il porto di Riposto (Ct), il porto di Balestrate (Pa), il porto di Castellamare del Golfo (Tp), il porto di S. Agata di Militello (Me), il porto di Siracusa; essi costituiscono la quasi totalità del programma di interventi nei porti di interesse regionale definiti con lo Stato in forza dell’ Accordo di Programma Quadro Stato-Regione sul trasporto marittimo, firmato in data 5/11/2001, a testimonianza della scadente operativa dell’amministrazione Regionale nel settore. La sopradescritta situazione ha comportato, tra le altre conseguenze, il disimpegno di rilevantissime risorse attribuite al PO 2007-2013, per un importo pari ad € 58,5 Meuro. A questo quadro si aggiunge quella che, in atti, è la minaccia di azione giudiziaria, civile e penale, del Comune di Malfa nei confronti dell’ Amministrazione regionale, per la legittima tutela dei propri interessi amministrativi, sociali e di immagine, gravemente lesi dalle attività poste in essere”.

Quindi, dopo la disamina dei vari aspetti analizzati uno per uno, le conclusioni dell’ing. D’Urso: “E’ parere dello scrivente che in questa vicenda vada intrapresa, con ogni rapidità, la via del ristabilimento delle condizioni di legittimità e di legalità degli atti posti in essere per consentire l’immediata ripresa dei lavori, il completamento del porto in tutta la sua interezza e la cessazione dei contenziosi in atto. Una situazione in cui le regole più elementari della certezza del diritto sono state cancellate e si cerca, ancora oggi, di allontanare responsabilità precise. Una situazione in cui ci si fa gioco della Magistratura Contabile, delle Avvocature Distrettuali, della capacità e dignità di stimati colleghi e delle loro opinioni, in cui non si ricorre mai alla Vigilanza come prescritto dalla legge, e non si riconoscono gli errori, mandando in fumo risorse ingentissime, il futuro di aziende e di professionisti e mettendo a rischio, financo, l’incolumità fisica di intere popolazioni”.

E vale la pena di aggiungere che con nota separata, il dirigente dell’Alta vigilanza ha dato comunicazione dei suoi rilievi, per come imposto dal Codice Penale e dalla normativa per la lotta alla corruzione, alle Autorità regionali e nazionali competenti in fatto di indagine e repressione della corruzione nella Pubblica