Un’inchiesta su presunte irregolarità nella gestione di finanziamenti europei per la ricerca coinvolge l’Università degli Studi di Palermo, con particolare attenzione al progetto “Bythos”, iniziativa che prevedeva attività operative anche sull’isola di Lipari.
L’indagine, coordinata dalla Procura europea, si concentra sull’utilizzo dei fondi del programma di cooperazione Interreg Italia-Malta 2014/2020. Il progetto Bythos rientrava in un più ampio filone di ricerca dedicato alle biotecnologie per la salute umana e alla crescita sostenibile della cosiddetta blue economy, con l’obiettivo di trasformare gli scarti della filiera ittica in risorse riutilizzabili in ambito medico, cosmetico e nutraceutico.
Secondo le ipotesi investigative, parte delle spese rendicontate potrebbe non corrispondere ad attività effettivamente svolte. Tra le criticità emerse figurano attività di ricerca mai realizzate, materiali dichiarati ma non utilizzati e costi relativi a forniture inesistenti o già impiegate in precedenti progetti.
Un elemento centrale dell’inchiesta riguarda il laboratorio previsto a Lipari, che avrebbe dovuto rappresentare uno dei poli principali del progetto Bythos. Proprio le verifiche su questa struttura avrebbero contribuito a far emergere incongruenze tra quanto documentato e quanto riscontrato sul piano operativo.
Nel frattempo, l’Ateneo ha avviato un’indagine interna per chiarire ogni aspetto della vicenda, estendendo i controlli anche ad altri ambiti della gestione dei fondi di ricerca. L’obiettivo dichiarato è garantire trasparenza e tutelare l’integrità dell’attività scientifica.
L’Università ha ribadito la propria fiducia nel lavoro della magistratura, assicurando che, qualora venissero accertate responsabilità, saranno adottate misure rigorose. Le indagini restano in corso e serviranno a definire con precisione la portata delle presunte irregolarità legate al progetto Bythos.











