Lina Paola Costa e feste sacro-profane: non si confondano le tradizioni con le usanze

Riceviamo da Lina Paola Costa e pubblichiamo

Leggere e pensare.

Fra tante news di questi giorni colpiscono le lettere, i comunicati e le precisazioni che riguardano la modalità di svolgimento e le implicazioni generali delle feste sacro-profane.

Tali feste ci sono da sempre e non credo si smetterà di organizzarle, sebbene il loro corso di svolgimento sia “perfettibile”.

Ci conosciamo tutti, siamo tutti “amici” pronti a collaborare per fare cose belle, pronti –almeno per quanto mi riguarda– a riconoscere il merito di chi si spende per la comunità civica a vario titolo con mille idee originali, con vari ruoli e parecchie fatiche …ma a leggere alcuni comunicati sembra che avere un’opinione sia un delitto, fare una foto sia un’offesa, sembra che a Lipari ci siano a scoppio ritardato i Guelfi e i Ghibellini, i clericali e i laici, i festaioli e i casalinghi…

Scrivere troppo inflaziona l’attenzione. Ma fermiamoci a riflettere.

È necessario chiarire una confusione di idee, mistificata ad arte: si confonde il significato di TRADIZIONI (antiche, radicate, con un loro perché antropologico) con le USANZE, ovvero con azioni pratiche non così di antica data, spesso derivanti da scopi lontani dal tema che le dovrebbe giustificare.

È una tradizione fare il presepe; è un’usanza vestirsi da zucca.

È una tradizione fare la processione, è un’usanza sventolare i kleenex per salutare le varie statue mariane…

La cosa che mi sembra sia sfuggita di mano è una sola: senza nulla togliere al merito di chi organizza le feste, di chi le predispone istituzionalmente in modo ponderato, non si può accettare nel terzo millennio che una spiaggia diventi un gabinetto a cielo aperto, in piena estate con il caldo che fa e le temperature che abbiamo.

Non si può giustificare nulla, a fronte di questa situazione, nulla.

Non ci vogliono apologie, prima durante e dopo gli eventi o gli interventi delle Autorità costituite. Ci vuole buon senso.

Negli anni passati le lamentele per lo sporco “et alia” le ho sentite personalmente da persone di specchiata fedeltà alla chiesa, ora quindi non si può affrontare questo tema a suon di anatemi.

Trovo deplorevole a questo punto che si mandino prima i volontari a pulire le spiagge, i ragazzi tredici anni a giocare alle giovani marmotte… E poi che le stesse spiagge venti giorni dopo diventino una latrina con il consenso di chi a turno ha tuonato contro l’immobilismo di Lipari.

È una mancanza di rispetto verso gli altri, non verso i Santi che secondo me sorridono alquanto delle nostre miserie terrene.

Grazie per l’attenzione. Lina Paola Costa