
di Davide Starvaggi (ex assessore al Turismo al Comune di Lipari)
Ieri ho partecipato all’incontro organizzato da Sciara Holding sul progetto dell’Aeroporto Intercontinentale del Mediterraneo. Sono entrato con la curiosità di chi vuole capire e sono uscito con la consapevolezza che siamo davanti a qualcosa che può ridefinire il nostro modo di pensare lo sviluppo.
Non è solo una questione tecnica e non è solo una questione politica, ma è una questione di visione.
Perché quando un progetto supera le dimensioni a cui siamo abituati, il territorio reagisce come può: c’è chi si entusiasma, chi si irrigidisce, chi si rifugia nel non succederà mai.
Ma ieri, ascoltando interventi basati su fatti, investimenti già strutturati, tecnologie, iter amministrativi chiari, ho percepito qualcosa che raramente si sente cioè la sostanza. La società ha mostrato di avere una strategia che non chiede applausi, ma interlocutori all’altezza.
Ed è qui che entra in gioco la parte istituzionale: perché ora la domanda non è più “cosa faranno loro ?” ma “cosa vogliamo fare noi ?”.
Siamo pronti a costruire una cornice pubblica capace di accompagnare un progetto di questa portata?
Siamo pronti a superare la logica delle emergenze e iniziare a ragionare in termini di sistema?
In questo scenario, le Eolie sono un nodo strategico.
Mobilità, intermodalità delle merci, competitività delle imprese sono temi che da anni affrontiamo con strumenti insufficienti e con una visione frammentata.
Questo progetto, piaccia o no, ci costringe a guardare oltre il perimetro dell’isola e a ragionare come parte di un’area più ampia. Per questo motivo è necessario innovare le relazioni magari con la creazione di un tavolo permanente tra Eolie, Milazzo e area tirrenica. Un luogo stabile dove istituzioni, imprese e comunità possano definire una posizione comune, tecnica e politica, da portare dentro ogni fase del progetto.
Non per dire sì o no.
Ma per dire come vogliamo starci dentro.









