Riceviamo e pubblichiamo
Gentile Direttore,
Leggo con interesse l’annuncio del potenziamento della videosorveglianza nel centro storico di Lipari. Ancora una volta la tecnologia viene presentata come soluzione quasi miracolosa ai problemi di sicurezza e di decoro. Peccato che, come spesso accade, la retorica della prevenzione serva soprattutto a giustificare un aumento del controllo sui cittadini più che a risolvere i problemi reali. È ormai un riflesso automatico della politica contemporanea: quando non si sa come affrontare un problema, si installa una telecamera.
Lipari non è una metropoli fuori controllo. È una piccola comunità insulare. L’idea che la qualità della vita dei cittadini dipenda dalla progressiva moltiplicazione di telecamere appare più come una manifestazione di impotenza e di ansia amministrativa che come una risposta concreta ai problemi reali.
Una cosa curiosa, poi, è il rituale richiamo al “pieno rispetto della privacy”. Una formula che compare puntualmente proprio mentre lo spazio pubblico viene riempito di occhi elettronici.
Nel frattempo la privacy dei cittadini viene già trattata da questa amministrazione con notevole disinvoltura. Mi riferisco, ad esempio, all’imposizione dell’uso di sacchetti trasparenti per la spazzatura: una pratica che il Garante per la protezione della privacy ha più volte giudicato non proporzionata e lesiva della riservatezza, perché consente a chiunque di vedere il contenuto dei rifiuti esposti davanti alle abitazioni.
E poi c’è la parola “decoro”, ripetuta come un mantra. Fa sorridere sentirla evocare proprio in un’isola dove è considerato normale che migliaia di mastelli della spazzatura restino giorno e notte in piena vista nelle strade e nei vicoli. Se questa è l’idea di decoro urbano, è difficile non restare perplessi.
Così, mentre si parla solennemente di tutela della riservatezza e di difesa del decoro, si moltiplicano gli strumenti di controllo e si tollerano situazioni che rendono lo spazio pubblico sempre meno dignitoso.
La sicurezza di una comunità non nasce dal numero di telecamere installate ma dalla qualità delle istituzioni e dei servizi. Le telecamere, al massimo, registrano i problemi, non li risolvono.
Chiudo citando Benjamin Franklin che nel 1755 diceva:
“Coloro che rinuncerebbero alla libertà essenziale per acquistare un po’ di sicurezza temporanea non meritano né libertà né sicurezza.”
Cordialmente
Giovanni Brancaccio
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Gentile Brancaccio,
In un contesto dove spesso i piccoli reati restano impuniti e il senso civico è frenato da logiche di vicinato o da una certa omertà, la videosorveglianza non va vista come un occhio inquisitore, ma come un testimone imparziale.
Le telecamere diventano lo strumento per tutelare proprio chi non ha nulla da nascondere, garantendo che lo spazio pubblico non sia “terra di nessuno” . Più che una rinuncia alla privacy, si tratta di una difesa contro l’inciviltà di pochi che danneggia tutti. In assenza di denunce spontanee, la tecnologia permette di far rispettare le regole — dal decoro urbano alla sicurezza — senza esporre i cittadini a tensioni personali, trasformando la legalità da concetto astratto a tutela concreta per la parte sana dell’isola.
Io credo , in sintesi, che in un contesto dove tutto è migliorabile, a cominciare dal sistema di raccolta dei rifiuti carente, nel 2026, di un indispensabile centro di raccolta dove tutti possano andare a conferire la propria spazzatura, la minaccia non possa essere rappresentata da una o piu’ telecamere, ma dall’anarchia di chi ignora le regole.
Cordialmente, P.P.











