Dalle cave di pomice ad Acquacalda, Lo Cascio: chiarezza su linee guida

Comunicato stampa.

Pietro Lo Cascio
Pietro Lo Cascio

Pur apprezzando la volenterosa tempestività manifestata dall’esperto del sindaco La Cava – che, in quanto tale, è parimenti figura tecnica e politica – non ho compreso il motivo delle sue recenti dichiarazioni dove accusa il presidente della commissione urbanistica, il consigliere Profilio, di subire pressioni volte a ostacolare il confronto sulla riqualificazione dell’area delle ex-cave di pomice.

Nel corso dell’ultima seduta della commissione, infatti, ci siamo lasciati chiedendo di potere avere un quadro chiaro delle effettive proprietà del comune nell’area, ossia una cosa che in un paese normale un ufficio patrimonio di un ente dovrebbe essere in grado di esitare in poche ore, al più in qualche giorno, se qualcuno inoltrasse tale richiesta. Evidentemente a Lipari non funziona così, ed è più facile agitare lo spettro di manovratori occulti che attentano allo sviluppo del paese che chiedere una mappa catastale attendibile e aggiornata.

Non sfugge, però, che tale contrapposizione coinvolga un esperto nominato dal sindaco e il presidente di una commissione consiliare che è anche capogruppo del partito del sindaco stesso. Essa è dunque una faida interna alla maggioranza, alla quale si affiancano scaramucce collaterali – come le vecchie ruggini tra l’esperto e un consigliere eletto nel suo gruppo politico che lo sconfessa in maniera roboante, pur facendo parte della stessa maggioranza alla quale questo paese ha scelto di affidare le proprie sorti almeno per i prossimi tre anni. Una faida un po’ retrò che, nella più solida tradizione post-democristiana, distrae dalle scelte urbanistiche, progettuali e soprattutto dalle priorità sicurezza che potrebbero, e dovrebbero, interessare l’area.

Sarebbe interessante anche comprendere quale posizione sia condivisa dall’amministrazione: se quella dell’esperto del sindaco, che intende proseguire il confronto senza che i consiglieri conoscano gli effettivi confini della proprietà pubblica ma invita egualmente a partecipare la parte privata, o quella del capogruppo del suo partito, convinto invece che il primo passaggio sia propedeutico al secondo. Tuttavia, nulla perviene in tal senso.

Da componente della commissione, mi sento di condividere la posizione di Profilio, e pur essendo disponibile per mia natura a confrontarmi con tutti, non ritengo indispensabile o prioritario il confronto con la parte privata mentre stiamo ancora cercando di comprendere le linee guida di un ipotesi progettuale che può imboccare due strade assai diverse tra loro: ovvero, se basarsi su un intervento misto pubblico-privato, che in tal caso dovrà necessariamente rispondere a esigenze di profitto di quest’ultima parte, o privilegiare un percorso interamente pubblico, che ambisca a restituire interamente (o in larga parte) le ex-cave alla nostra comunità e a trasformarle in un parco geo-minerario. Se, come afferma il sindaco, c’è attenzione da parte del ministero all’ambiente – e stupirebbe il contrario – allora questa strada risulterebbe praticabile anche attraverso decisioni autonome che non tengano conto delle velleità privatistiche. Basta scegliere, con un po’ di coraggio – che talvolta non guasta – e di lungimiranza.

Pietro Lo Cascio

consigliere de La Sinistra e componente della commissione urbanistica