di Ivan Piemonte
Gentile direttore, oggi vorrei esprimere una riflessione su un male che si sta diffondendo nelle nostre isole, silenziosamente, prepotentemente. Si tratta dell’inerzia. Non in termini di operosità lavorativa del singolo. Quanto in termini di orgoglio, di accoglienza, di “visione” su quali isole vogliamo lasciare ai nostri figli. Vede quest’anno mi sono concesso un breve periodo di vacanza in Sicilia. Da Taormina a Palermo. Oggi però non vi voglio parlare di ciò che di buono ho trovato altrove, in termini di chiarezza di offerta, di pulizia, di appuntamenti culturali o di banale divertimento. Ciò che mi ha davvero colpito è vedere la pubblicità di mini crociere alle nostre isole diffusa ovunque. Ci arrivo tra poco.
Di contro ho cercato tracce di identità eoliana.. e ho trovato video che parlano dei nostri mari in riproduzione continua sulle navi che attraversano lo stretto. Quella che in gergo potremmo definire pubblicità istituzionale, quella buona. Ma la promozione del territorio non parte dal popolo eoliano, né dall’amministrazione ma da Blu Foundation ed Aeolian Preservation Found, enti privati con cui non ho legami. Ora torniamo a vedere chi vende Eolie. Ci sono proposte di mini crociere alle Eolie in tutta la sicilia settentrionale. Ci sono i diving che da Milazzo a Capo d’Orlando propongono snorkeling e immersioni a Lipari e Vulcano. E di contro ci sono gli operatori locali che boccheggiano per un mare ormai semi distrutto e di cui sembra non importi a nessuno. C’è una “fame” di Eolie che si taglia con il coltello e poi ci sono le statistiche di riduzione del flusso turistico in calo anno dopo anno. Stagioni salvate solo dai flussi di agosto. Non sono passati 2 mesi dai titoli altisonanti che lasciavano presagire una stagione dei record. Ed eccoci giunti a San Bartolo per sentire ancora una volta le stesse lamentele. Per un turismo mordi e fuggi. Per il nostro territorio preso d’assalto da ragazzini ubriachi che allontanano ulteriormente il turismo che ha retto la nostra economia nei decenni. Non ci illudiamo.
Non è la presenza di una o due stelle del cinema l’anno a farci andare avanti. Sono soprattutto i gruppi e le famiglie a medio reddito che pernottano e che spendono sul territorio che ci servono. Ben venga il mega yatch. Ma ricordatevi che questa gente mangia e dorme meglio in barca piuttosto che a terra. Ma allora cos’è che non funziona? Perché la gente è spaventata dall’idea di pernottare a Lipari piuttosto che prendere la mini crociera? Secondo me la risposta è semplice. I fattori sono 2. L’inerzia e il rischio. L’inerzia nel formulare una proposta turistica chiara e capace di rinnovarsi. L’idea che si possa sempre e comunque vivere di rendita. Perché finché viene il vip il sistema funziona. E poi c’è il rischio. Il rischio di una famiglia che se deve spendere i risparmi di un anno per venire alle Eolie per una o due settimane vuole avere garanzie. Garanzia che se che anche pagherà uno sproposito per raggiungere l’isola designata troverà ordine, cortesia, pulizia, buon cibo, spettacoli, riposo.
Ma cosa trovano invece? Gente esausta, esaurita, prezzi folli, rumore, operatori alberghieri che se porti via una mela dal buffet della colazione ti fanno pagare il supplemento. Barconi che viaggiano con ogni tempo, incuranti di coloro che il meteo non lo conoscono, tantomeno il mare, e che si fidano di noi. Fruttivendoli che appena vedono lo straniero moltiplicano lo scontrino per magia. Io vedo una generazione, la mia, la più istruita di sempre, allontanarsi per cercare un futuro altrove. Perché gli operatori privati, divisi, in perenne litigio, da soli non ce la fanno. Offrono 3 mesi di lavoro, cercando anche loro di sbarcare il lunario, sperando nella stagione dopo e che a un certo punto accada il miracolo. Che arrivino 100.000 persone a cui non importa spendere senza pretendere. Che si informino da sole sulla celeberrima ospitalità eoliana. Sulla nostra cucina. Sulla nostra storia. Sulla nostra offerta. Io vi invito tutti a fermarvi amici eoliani. A prendere atto che gli squali sono alle porte e che se continuiamo così a noi non resteranno che i brandelli dei loro pasti. Vi invito a ricordare che le che nostre isole sono le isole del mito. Che da qui passò Ulisse. Che la prossima generazione deve conoscerlo questo territorio! Che deve ritrovare l’orgoglio di dire: io sono Eoliano. Senza poi distogliere lo sguardo appesantito da mille pensieri. E che alle Eolie si può nascere e si può vivere nella legalità e senza temere per la propria salute.
E per l’amor di Dio. Mettete una maschera e guardate il mare. Le gorgonie stanno morendo. Il corallo bianco di vulcano è stato distrutto dalle nasse, proprio in questi giorni. Quando ero piccolo io, e ho solo 32 anni, scendevo dallo scivolo di pomice come sulla neve e non capisco quando gli eoliani hanno deciso che era abbastanza. Che non importava se ai nostri figli avremmo negato quella esperienza. Quando avremmo negato loro il piacere di una pescata a totani, o a surici. O di vedere banchi di pesce in immersione. O di vedere gli amici tornare anno dopo anno perché alle isole si trovava una seconda casa. Una seconda famiglia.
Prendiamoci cura di questa terra, che non meritiamo. Raccogliamo la plastica dalle strade, dalle spiagge. Arrabbiamoci se vediamo gente che butta mozziconi per terra. PERCHÉ è casa nostra. E accogliamo i turisti non come clienti, ma come amici. Diamo loro quello che noi vorremmo trovare. Non sfruttiamo gli stranieri che… tanto non capiscono…tuteliamo il nostro mare, creiamo una zona di riserva affinché i pesci abitino di nuovo queste acque, e così i coralli. Perché ciascuno di noi è parte di questa terra, parte di queste isole. Solo allora potremo elevare la qualità del turismo. E delle nostre isole. Ricordate che la tempesta sta arrivando e che se vogliamo cambiare le cose dobbiamo farlo adesso. O sarà troppo tardi. Non solo per le Eolie. Ma per noi stessi.
Ivan Piemonte, cittadino di Lipari











