Salina: anche le scuole alla commemorazione dei Caduti in guerra

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Michele Merenda

SALINA – Anche quest’anno Salina ha ricordato i Caduti di guerra nel giorno a loro dedicato, con una manifestazione che ha visto come protagonisti i suoi abitanti, le istituzioni e la sezione di Leni della “Associazione Combattenti e reduci di Guerra”, il cui coordinatore è oggi Filippo Chiofalo. Un 4 novembre salutato in mattinata con un corteo partito dalla scuola elementare lenese e passato poi per la santa messa officiata da don Pippo La Rosa nella chiesa patronale di S. Giuseppe (presenti sia gli esponenti dell’amministrazione locale e sia quelli delle Forze dell’Ordine isolane). È seguita la commemorazione dei Caduti della prima e seconda guerra mondiale presso la lapide commemorativa ubicata di fronte la Casa Comunale.

Un gruppo molto nutrito, come testimonia l’immagine colta e fornita (gentilmente e gratuitamente) da Giuseppe Scafidi. Affinché non venga mai persa la memoria, erano presenti i ragazzi della scuola elementare di Leni, che hanno cantato l’Inno nazionale. Il coordinatore Chiofalo ha salutato i presenti, seguito da delle poesie e delle preghiere consone alla ricorrenza. «Questa manifestazione – ci ha detto Chiofalo – viene portata avanti da circa 60 anni. Personalmente, me ne occupo da almeno 20 e spero di continuare a farlo fino a quando le forze me lo consentiranno». Hanno destato grande commozione le testimonianze di coloro i quali hanno vissuto direttamente al fronte i giorni terribili del periodo bellico.

Tra questi, il Sergente Maggiore di Fanteria Antonino Coppolino (peraltro presidente onorario dell’Associazione), protagonista suo malgrado nei terribili combattimenti di El Alamein in Egitto, ferito in Cirenaica e deportato in India. Arrivato alla ragguardevole età di 101 anni, Coppolino ha ridestato i ricordi delle terribili esperienze vissute. Presente anche Vittorio Brundu (94 anni), che per bocca del figlio Antonio ha riassunto ai presenti la propria storia di sopravvissuto all’eccidio di Cefalonia nel ‘43 e di prigioniero nel campo di concentramento di Dresda. Un racconto che ha riportato le sofferenze patite, narrato affinché non si ripeta più quanto accaduto e si impari a vivere una vita di lavoro costruita sulla dedizione e l’onestà. Concetti a cui si è riallacciato nel suo discorso il sindaco Riccardo Gullo, il quale ha evidenziato come questi due valori siano indispensabili nell’esistenza di ognuno, anche per raggiungere quell’ideale di unità che dovrebbe riguardare sia l’aspetto nazionale che quello locale.