di Massimo Ristuccia
Il ricordo delle Eolie di Giulia Niccolai, fotografa e poetessa italiana. Le foto sono contenute nel volume Borghi e Città d’Italia del 1963.
EOLIE 2 parte
La scoperta delle Eolie la feci giovanissima, a diciotto anni, l’estate della maturità, che deve essere stato il 1952.
I miei mi avevano regalato una Seicento per la promozione, e con una compagna di classe e amica carissima, quando ancora il solo tratto di autostrada del Sole esistente era la Milano/Bologna, ci fiondammo a Lipari, privilegiando proprio le isole a discapito del resto della Sicilia.
Un lungo giro siciliano lo facemmo al ritorno, solo dopo aver trascorso due settimane a Stromboli, innamorate di quel mare del sud che avevamo finalmente visto e conosciuto.
Per mia gioia, ci tornai solo un paio di anni più tardi, questa volta da sola, in primavera, per lavoro, per fotografare cioè quei paesaggi meravigliosi per uno dei libri-strenna che mi aveva commissionato la SIAE (una società che fabbricava i piloni di attraversamento delle linee elettriche). Come suggerisce il tiolo della serie, Borghi e città d’Italia, il mio compito non era quello di fotografare le città più note, bensì quelle meno visitate di tutte le regioni. Per fare un esempio, in Toscana, non Firenze ma Arezzo ecc.
Così anche: le Isole Eolie e non Palermo o Agrigento.
Ricordo questo fatto perché la richiesta che mi ha fatto Massimo Ristuccia, di commentare ora, cinquantadue anni più tardi, alcune foto delle Eolie da me scattate allora, ha origine dal fatto che egli possiede proprio il volume su quelle isole, che io, ad esempio, non ho (a causa di una serie di traslochi e vicissitudini della vita).
A questo punto, non posso fare a meno di ricordare uno degli episodi più comici e imbarazzanti che mi capitò proprio a Vulcano durante quel viaggio di lavoro.

















