” Grazie Francesco “

Riceviamo dalla prof.ssa Maria Carnevale e pubblichiamo:

Gentile Direttore,

per quanto la riservatezza dei propri sentimenti e delle personali opinioni sia sempre preferibile all’odierno costume del tutto biasimare, pontificare o semplicemente dire, ci sono momenti in cui il bisogno di condivisione ci convince a rivolgerci a chi, come Lei, raccoglie e pubblica, e quindi veicola la “parola scritta”, che poi, volando e divulgandosi sul web, oramai autonoma nel suo divenire “parola letta”, viene diversamente interpretata a seconda di dove piomba, diventando pietra o sassolino, erba o fascio, nidificando o dissolvendosi.

Sempre comunque, essa divide o unisce.

Ed è nel senso di questa ultima ipotesi che mi accingo a proseguire.

Viviamo e soffriamo un momento di angosciante disagio morale ed economico, paralizzati, nelle nostre speranze di un futuro possibile, da scandali quotidiani di nome Expo o Mose, da violenze individuali e collettive che i giornali nazionali, più per scoop che per dovere informativo, ci propinano intrise di particolari morbosi; brancoliamo di fronte ai nostri riferimenti ideologici, finiti nel fango di ripetute corruzioni da parte dei partiti politici di appartenenza, in una società in cui magistrati indagano altri magistrati, l’Arma indaga al suo interno, le carceri straripano di coloro che dovrebbero sovrintendere all’ordine costituito e al suo governo.

Quando va bene, si respira la meschinità della guerriglia elettorale e della strumentalizzazione, e la volgarità di certa terminologia da squadrone inquina la sensibilità dei più.

Eppure qualche fiore sboccia.

Ieri, durante le esequie religiose del Cav. Emilio Ziino, ho avvertito quanto di buono possiamo ancora sentire e dare. Nella Chiesa di San Pietro, officianti tutti i sacerdoti eoliani, si sono celebrati il ricordo di un uomo buono e il lutto di una famiglia, ma da tutta quella comunità riunita si elevava particolarmente il “grazie” a Francesco. Era una muta riconoscenza per i suoi Presepi, per i bianchi Sepolcri, per i Santi festanti di fiori nelle loro ricorrenze, per lo splendore degli argenti del nostro San Bartolo, per l’organizzazione minuziosa delle processioni, per aver coadiuvato l’infaticabile Parroco, Monsignor Sardella, nel dar vita alla Chiesa, quella in muratura e l’altra, quella che abbraccia i bisogni della gente, spesso in silenzio, eppure a volte sporcata dalle maldicenze di chi non vuol capire come tanto più tristi e poveri saremmo senza di loro.

Il necrologio della Congregazione di San Bartolomeo definiva il Rag. Francesco Ziino “Sacrista della Basilica Cattedrale”; io aggiungerei “Custode”, nel senso del “custodire” i piccoli grandi riti della tradizione, i costumi del passato, parte della storia di un paese che serba l’orgoglio del suo essere stato sede vescovile.

Francesco che regala i santini, i bambinelli, i biglietti gialli e rosa per l’estrazione della statuetta di turno, che ascolta e provvede, che tutti conosce, che infonde allegria e coraggio. Presente, sempre.

Ed ecco che Lipari risponde. E si unisce al tocco lento, lunghissimo, della campana di San Pietro che chiama.

Maria Carnevale