E’ morto Pino Biviano

Si è spento al Policlinico di Messina , Pino Biviano. Aveva 73 anni. Era stato dipendente della Sel e negli anni ’90, tra i dirigenti del Cs Lipari. Ai familiari le più sentite condoglianze del Giornale di Lipari.

di Ginevra Amerighi

Case sparse qua e là, ognuno con le sue cose da fare, ognuno col suo ritmo, col suo pezzo di terra, ognuno coi suoi pensieri volanti che vanno più su, tra le nuvole, ad ogni colpo di zappa, tutti i giorni, in ogni stagione. Il canto del gallo che si infila tra le ore e sparge tutto intorno un senso vario di quiete.
C’è vita a Cugna, c’è Pino che esce col trattore e il cappellino in testa.
C’é Pino seguito dai suoi cani trotterellanti di felicità. Fido, amico cane barbuto, e gli altri si spargono nel Vigneto marcando avidamente quel terreno che accarezzi da sempre, disegnando percorsi tra i filari che le tue mani grandi ed esperte hanno modellato nel tempo.La gatta che vi segue con lo sguardo dal muro più alto fino a che non vi vede sparire tutti dietro la curva.


C’è vita a Cugna quando è tempo di raccogliere i pomodori mentre con la tua amata compagna intorno al fusto fumante preparate le conserve di pomodori.


C’è vita a Cugna quando è tempo di vendemmia e i cesti stracolmi di grappoli inebriano l’aria dei nostri sentieri.


E poi il fumo delle potature che bruciano, la luce nella tua casa che si accende la sera e si spegne presto la notte.
Il tuo orto, gli alberi da frutto. Tua sorella, i tuoi figli, che ti vengono a trovare.

La tua nipotina in videochiamata dall’ America, anche se non ti vedo mentre le parli ti sento e immagino per la gioia che risuona e scorre nei tratti del tuo viso che si addolciscono.
Ascolto dal mio angolo di vita, la tua vita da un po’. Ne seguo i tuoi passi, i tuoi ritmi che sono diventati da anni parte dei miei.

Ci si affeziona così in modo discreto, senza intrusioni, alla vita del tuo vicino. Conforta sapere che ci sei anche se non te l’ho mai detto. Ma tanto lo sai. Quasi un mese fa dal mio cancello ho visto persone con le tute bianche portarti via. Ti ho sentito volare verso la Sicilia sull’elicottero qualche ora dopo. Ti ho più sentito che vissuto.

Ora sento solo un silenzio angosciante, interrotto a tratti dagli ululati disperati dei tuoi cani, un silenzio che tiene sospesi tutti i campi qui intorno. Tutte le mattine, da quando non ci sei, faccio il giro, con lo sguardo, della tua vita che ti aspetta. Non posso immaginarti fermo, solo, intubato.
Stamattina il vigneto era d’argento per la brina. Le foglie stanno diventando rossastre e cadendo. Non sanno…

Il terreno che vedo intorno alla tua casa porta ancora i segni del tuo passaggio col trattore. In quelli più recenti si vede ancora la terra. Sugli altri sta crescendo l’erba, tra poco non si vedranno più. Sugli alberi i limoni sono ancora verdi e le arance brillano di luce del mattino.
Sulle patate che avevi piantato il tuo amico di sempre, il tuo vicino dell’altro lato, quello che io non vedo, ha messo il verderame.

“Ciao Pino!” non te ne andrai mai da qua, anche se non tornerai.