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Home Tam Tam Lipari

L’album dei ricordi: Viaggio nel passato delle Eolie

GdL by GdL
19 Gennaio 2016
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Panarea, Stromboli, Basiluzzo e Lisca Bianca visiti da contrada Serra nell'isola di Lipari.
Panarea, Stromboli, Basiluzzo e Lisca Bianca visti da contrada Serra nell’isola di Lipari.

di Massimo Ristuccia

Kalòs

arte in sicilia n. 5/6 anno 9 settembre -dicembre 1997

Viaggio nel passato delle Eolie

Testo di Angelo Raffa

…..Luigi Salvatore d’Asburgo (stralcio)

 

L’opera più importante, per quantità e qualità di notizie e di immagini, dedicata alle Eolie alla fine del XIX è Die Liparischen Inseln, che l’autore, Luigi Salvatore Asburgo-Lorena arciduca d’Austria, stampò a sue spese in otto volumi, a Praga fra il 1893 e il 1896.

L’arciduca visse una vita poco consona ai fasti e al potere della sua antica famiglia. Nono e penultimo figlio del Granduca di Toscana Leopoldo II, appena dodicenne, abbandonò con la famiglia il granducato, quando nel 1859 venne occupato dalle truppe piemontesi e annesso al regno di Sardegna, entrando a far parte subito dopo del nuovo regno d’Italia. Visse successivamente a Vienna, alla corte del cugino Francesco Giuseppe, poi vicino Praga, nel castello di Brandys nad Labem, dove si insediò la corte toscana in esilio. Fu per breve tempo governatore della Boemia.

Ma l’Asburgo non amava la vita di corte, i palazzi viennesi e praghesi e gli ambienti politici: passò, quindi, più di quaranta dei suoi 68 anni di vita a navigare, specialmente nel Mediterraneo, sul suo yacht Nixe, descrivendone coste e isole in almeno sei dozzine di volumi.

Ritratto di Luigi Salvatore d'Austria, acquarello di Erwin Hubert, fine XIX secolo.
Ritratto di Luigi Salvatore d’Austria, acquarello di Erwin Hubert, fine XIX secolo.

Non si trattò di viaggi di puro piacere né dei soliti tours dei colti romantici, alla ricerca dell’esotico, del buon selvaggio, dell’irrazionale che esercitava il suo fascino sugli spiriti inquieti di quel tempo. Luigi Salvatore affrontò i suoi viaggi con tutt’altra disposizione, con intenti cioè scientifici e attrezzato, da buon positivista, con una solida metodologia di ricerca, che redasse e stampò per uso personale sotto il titolo di Tabulae Ludocivianae nel 1869, quando ancora ventunenne non aveva ancora pubblicato se non qualche piccolo saggio giovanile. Le Tabulae venivano distribuite a uomini di cultura dei luoghi prescelti; indi, raccolte e selezionate per eliminare contraddizioni ed evidenti stonature, costituivano una ricca miniera cui attingere per far da cornice alle osservazioni dirette dell’autore. Questi, però, non silimitò a raccogliere dati ed a coordinarli con le proprie conoscenze dei luoghi: chiese consulenze e collaborazioni a famisi studiosi delle varie discipline; e, infine, corredò le numerose eleganti pubblicazioni di immagini, contenute in sapienti e raffinate incisioni.

Appassionato di scienze naturali, instancabile viaggiatore, poliglotta – parlava e scriveva in italiano e tedesco, sue prime lingue, nonché in ceco, francese, catalano, castigliano e persino in maiorchino -, bisessuale, ricco e generoso ma spesso in difficoltà economiche per le ingenti spese di viaggi, ricerche e pubblicazioni: la personalità umana e culturale dell’arciduca è complessa e finora insufficientemente studiata. Un recente convegno internazionale e una mostra a Lipari hanno rilanciato in Italia l’interesse per la vita e l’opera di questo geografo, naturalista, etnoantropologo, disegnatore.

Di grande interesse, sia sotto il profilo artistico sia sotto quello della documentazione storica, sono le 86 tavole e le 188 illustrazioni inserite nel testo degli otto volumi dell’opera Die Liparischen Inseln. Dopo la mostra di Lipari Dall’Adriatico alle Baleari attraverso le Eolie: l’Arciduca e il Mediterraneo, è possibile ricostruire la genesi di tali incisioni. Lo studio di più di sessanta schizzi e disegni originali dello stesso arciduca, esposti per la prima volta, dimostrano che le illustrazioni hanno tre origini: alcune sono realizzate da incisori sulla base diretta dei disegni dei disegni dell’autore; altre risultano incise da disegni di artisti praghesi, prevalentemente Friedrich Hawranek, che adattano per la stampa quelli di Luigi Salvatore; un terzo tipo di incisioni, infine, parte da disegni dello stesso Hawranek semplicemente ispirati a bozzetti e schizzi dell’arciduca.

La casa dove abitava Luigi Salvatore sul promontorio di Donna Ina nell'isola di Lipari, incisioni dell'artista praghese Friedrich Hawranek
La casa dove abitava Luigi Salvatore sul promontorio di Donna Ina nell’isola di Lipari, incisioni dell’artista praghese Friedrich Hawranek

Dopo i primi viaggi, Luigi Salvatore fissò la sua dimora per gran parte dell’anno nella villa maiorchina di Miramar. Si recava spesso, per curare i suoi affari, nella dimora boema, l’antico castello di Brandys sull’Elba, appartenente a lui dopo la morte del padre. I due luoghi rappresentano simbolicamente la duplicità della esistenza contrastata di Luigi Salvatore: la prima, nella solarità mediterranea, la spontaneità della vita, la gioia, la libertà nella natura amica, la ricerca della verità razionale, il desiderio di vivere con pienezza; la seconda, nelle atmosfere cupe e nebbiose del centro Europa, l’accettazione rassegnata dell’ordine costruito, il rispetto della tradizione, l’oscura impenetrabilità del potere, di quel potere da cui Luigi Salvatore rifuggì ogni volta che riuscì – senza far scandalo e senza rotture traumatiche – a sottrarsi agli obblighi familiari e di corte. E’, a tal proposito, significativo che della sua dimora boema, nulla abbia scritto e disegnato. Quello fu soltanto il luogo del dovere, del sacrificio, della morte: è da quelle proprietà, infatti, che ricava gli ingenti fondi da impiegare nei suoi lunghi viaggi, nelle impegnative ricerche, nelle costose imprese editoriali; è lì che sceglie di andare a finire i suoi giorni nel 1915.

I faraglioni tra Lipari e Vulcano tratte dai disegni di Luigi Salvatore Asburgo Lorena incisioni di Friedrich Hawranek
I faraglioni tra Lipari e Vulcano tratte dai disegni di Luigi Salvatore Asburgo Lorena incisioni di Friedrich Hawranek

Nel castello di Brandys sopravvivono ancora antichi splendori

Il cosiddetto Vallone Collo, stradella che da Lipari giunge in contrada Pirrera
Il cosiddetto Vallone Collo, stradella che da Lipari giunge in contrada Pirrera

architettonici e decorativi, ma il degrado, derivante dagli usi impropri e frammentari del maniero, ha già avuto inizio. E le raccolte naturalistiche, minerarie, archeologiche dell’arciduca-scienziato, i suoi documenti, i suoi libri, i suoi disegni sono dispersi in archivi, depositi, biblioteche, musei pubblici e privati cechi, spagnoli, italiani, austriac

Una terza dimora di Luigi Salvatore fu a Lipari, in una casa affittata, posta un promontorio antistante il castello, ai piedi della quale ormeggiava il suo yacht, durante i lunghi periodi di sosta nell’arcipelago. I suoi legami con la Sicilia erano diversi. Fu in fitta corrispondenza con Giuseppe Pitrè, i cui consigli chiese per verificare la correttezza della trascrizione dei termini siciliani nelle sue opere. Nel 1897 fu nominato socio ordinario perpetuo del Club Alpino Siciliano; e nel 1901 membro onorario della Società Siciliana per la Storia Patria. Visitò più volte Palermo e Messina.

L’arciduca avrebbe voluto acquistare una casa a Lipari. Non essendo riuscito a comprare quella che desiderava, ne fece costruire una in stile eoliano in una sua proprietà di Maiorca, S’Estaca, il cui terreno intorno fece terrazzare alla maniera eoliana, coltivandolo a malvasia: vino che riuscì a produrre, vincendo dei premi esposizioni agricole.

L’opera dell’Asburgo sulle isole Eolie nasce da una ricerca cominciata nel 1868 ed approdata ai torchi tipografici solo un quarto di secolo dopo. Lo stesso Luigi Salvatore, nella prefazione al volume dedicato a Vulcano, racconta il modo in cui nacque in sì lungo tempo l’opera: “Mentre mi occupavo della descrizione delle Baleari e navigavo su e giù per tale ragione, mi capitò più volte di sbarcare alle isole Lipari, che, partendo dall’Adriatico, costituiscono uno scalo quasi intermedio. Di anno in anno, ogni volta che vi sostavo, mi fu caro esplorarne passo passo un nuovo angolo e delinearne nuove immagini. Immerse nell’incantevole mare di Sicilia, queste piccole isole presero straordinariamente il mio animo sia che le scorgessi tra le impetuose raffiche d’una di quelle tramontane invernali, cui è forse dovuto il nome di Eolie, sia che mi apparissero al di là di una delle calde estate, coronate di pampini e somiglianti a smeraldi nel ceruleo zaffiro del mare intorno”. “Gli appunti, diligentemente annotati sul posto, servirono per la stesura del manoscritto e i disegni, tracciati sotto il sole cocente delle Lipari, furono fedelmente riportate su legno in ogni loro particolare. Perciò chiediamo venia al lettore nel caso dovessero apparirgli talora aridi e spigolosi”.

La strada che diverrà il tratto iniziale dell'attuale corso principale di Lipari.
La strada che diverrà il tratto iniziale dell’attuale corso principale di Lipari.
Veduta del castello di Lipari da Marina Corta
Veduta del castello di Lipari da Marina Corta

Per la verità, le incisioni non appaiono aride e spigolose. Non bisogna dimenticare che i disegni del Die Liparischen Inseln non hanno una finalità estetica, quanto piuttosto lo scopo di documentare, di far conoscere. Le incisioni, quindi precise, “fotografiche”, ma nello stemmo decisamente piacevoli, come le ha rese la consumata tecnica e il gusto di Friedrich Hawranek, che ha trasferito su legno, ritoccandoli, i disegni dell’arciduca; e come ha saputo permettere la maestria degli incisori praghesi Joseph Holas, Johann Jass, Wenzel Mara, Karl Menecek e Joann Simanè. Negli ultimi decenni, Luigi Salvatore, per seguire in tipografia la stampa delle sue opere e per curarne le incisioni, si avvalse della collaborazione di un funzionario del banco austro-ungarico di Vienna, Erwin Hubert, che era anche buon pittore.

Subito dopo l’Asburgo, la storia dei testi di viaggio e delle immagini dell’arcipelago nel XIX secolo si chiude con Gastone Vuillier. Il suo testo, La Sicile, pubblicato a puntate su Le Tur du Monde e subito dopo in volume nel 1896, contiene un lungo capitolo sulle Eolie, nel quale una descrizione vivace e sapida dei luoghi e delle genti dell’arcipelago si unisce a belle incisioni, che rappresentano personaggi caratteristici, scene di vita, panorami, tracciati con sapiente e sicura mano.

Non soltanto gli scritti “eoliani” dell’arciduca e del Vuillier sono vicini nel tempo: lo furono anche i due autori, accomunati da uguale interesse per il mediterraneo e particolarmente per le sue isole, ambedue fecondi produttori di scirri e di immagini sugli ambienti insulari. Vi è di più, i due erano coetanei, furono amici e si incontrarono più volte tra il 1888 e il 1901, prevalentemente a Maiorca ma anche a Brandys; il pittore francese trascorse con la moglie lunghi periodi a Son Gual, una delle proprietà maiorchine di Luigi Salvatore; furono sempre in rapporti epistolari e si scambiarono le rispettive pubblicazioni, ma anche impressioni , consigli, indicazioni utili al lavoro editoriale e artistico di entrambi. Un’ultima casuale e fatale concessione fra i due autori è che, nati nello stesso anno, il 1847, morirono nello stesso anno, 1915.

Nomina a Cavalier del Toson d'Oro conferita dall'imperatore d'Austria a Luigi Salvatore nel 1867
Nomina a Cavalier del Toson d’Oro conferita dall’imperatore d’Austria a Luigi Salvatore nel 1867
 foto di Luigi Salvatore Asburgo Lorena
foto di Luigi Salvatore Asburgo Lorena

Anche se la produzione di soggetto eoliano di Vullier è decisamente meno estesa di quella dell’Asburgo, tuttavia, slegata dai rigidi schemi scientifico-positivistici che costringono il lavoro dell’arciduca, riesce a cogliere e a rappresentare in modo colorito, interessante e incisivo, talora quasi impressionistico, quadri d’ambiente, situazioni, emozioni vive. Si coglie nella sua opera quell’espirit de finesse – ci perdoni l’espressione – che contrasta nettamente con l’impianto gèomètrique sia iconografico che letterario di Luigi Salvatore.

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