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L’album dei ricordi: Stromboli, il faro del Mediterraneo (1933)

GdL by GdL
7 Luglio 2015
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stromboli faro 1

di Massimo Ristuccia

STROMBOLI IL FARO DEL MEDITERRANEO

LE VIE D’ITALIA FEBBRAIO 1933 di  Carlo Magnino

Chi viaggia di notte da Napoli a Messina scorge lontano il chiarore dei lampi che, a distanza di quattro o cinque minuti l’uno dall’altro, si sprigionano dal cratere dello Stromboli, nei così detti periodi di calma di questo vulcano, unico nel suo genere perché, a ricordo storico, non ha mai interrotto la propria attività.

Le conoscenze che il mondo turistico ha di questa isola, malgrado quanto ne dicono tutti i testi di geologia e malgrado l’esauriente, perfetto capitolo di essa dedicato nel volume “Sicilia” della Guida d’Italia del Touring, sono veramente molto vaghe: come se essa davvero fosse in un mare lontano e inarrivabile. Il viaggiatore si compiace dello spettacolo delle sue vampate, attratto ancor più sul ponte della nave dalla notizia di una maggiore attività. Alcuni scienziati vi scendono per vedere, per studiare da vicino quest’isola, che ben a ragione si potrebbe chiamare l’isola misteriosa. Ma tutti, insomma, anche costoro, che pur visitando attentamente Stromboli per i suoi fenomeni vulcanici, trascurano sovente un elemento di straordinario interesse quale è la popolazione dell’isola, elemento d’altronde strettamente legato alla vita stessa del vulcano.

Così dalla vita di questa piccola popolazione che come nessun’altra partecipa alle vicende non sempre felici della propria terra, si può quasi comprendere la misteriosa influenza che “”iddu”” il Vulcano, il padrone, ha su tutti i suoi sudditi. Non la rappresentanza del borgo, ma tutta una parte di esso è sulla piccola spiaggia ad attenderci; e questo dimostra quanto sia importante l’arrivo del piroscafo, specialmente quando il prolungarsi del cattivo tempo, ha ritardato il viaggio settimanale. Se fra chi sbarca vi è un forestiero, un turista, questo è guardato con curiosità ed è preso di botto per inglese o tedesco: perché se rari sono sempre stati i visitatori, rarissimi sono stati, e sono purtroppo, i turisti italiani.

Molti trascurano Stromboli e in genere le isole Eolie forse perché credono di trovarvi un lembo ripetuto e staccato della Sicilia o della Calabria? Hanno torto! Anche i turisti che viaggiano attratti solo dal “nuovo”, dall’assolutamente nuovo” possono rassicurarsi e includere queste isole nel loro programma.

stromboli faro 2

Il paese si presenta bianchissimo con le case cubiche che ricordano quelle di tipo arabo, a un solo piano: nello sfondo due palme levano il loro alto pennacchio in un insieme molto equatoriale. Ci si incammina nell’interno del paese: un unico viottolo l’attraversa tutto, ma, a mano a mano che si si avanza, il villaggio ci sfugge fino alla fine senza averne trovato il centro. A Stromboli una piazza centrale non esiste. Poco più in là un altro villaggio piccolo, dal nome di San Bartolo, il si chiama San Vincenzo, presenta la stessa caratteristica. Invano cerchereste a Stromboli una trattoria, un’osteria, un caffè, un locale dove mangiare un boccone, dove, seduti intorno a un tavolo, si possa bere e chiacchierare del tempo che fa, o in piedi sorbire una qualsiasi bibita o anche solo un bicchiere d’acqua. A Stromboli non esistono locali pubblici di alcun genere: il forestiero trova ottima ospitalità in case private, che per il compenso, molto tenue, che ne esigono si dànno il nome di alberghi . Anche la farmacia non è di quelle dove si va a discorrere degli ultimi avvenimenti. La società di Stromboli ha un ordinamento particolare; gli strombolesi si riuniscono spesso, ma sempre nella casa dell’uno o dell’altro. Le loro case d’altra parte sono così belle da giustificare pienamente questa aristocratica pretesa: e sono inoltre, sotto tutti i rapporti, pulitissime e gaie. Tutti sono proprietari della casa che abitano, e ogni anno, uso veramente caratteristico e degno di nota, ne imbiancano tutte le pareti già candide e pulite.

stromboli faro 3

I due villaggi di San Vincenzo e di San Bartolo, quasi continuazione l’uno dell’altro, costituiscono insieme, sotto la comune denominazione di Stromboli, il maggiore e principale dei due centri abitati dell’isola; situato, questo, a nord-est, là cioè dove la natura con il pendio meno ripido della montagna consente maggiore possibilità di vita, mentre il cratere si apre verso altra direzione. A sud-ovest, alla estremità opposta dell’isola, vi è Ginostra, villaggio di cinquecento abitanti, sotto alcuni punti di vista in posizione più sfavorevole dell’altro abitato.

E qui, infatti, per le condizioni del mare, il piroscafo stesso non ferma perché la grande profondità marina non gli consente di gettare le ancore. E quando il mare è cattivo anche la via di terra, lungo la costa orientale, è resa difficile e poco consigliabile per comunicare fra i due paesi, perché le onde si infrangono imponenti e fragorose sulla costa, che è così scoscesa da rendere ancora più pericoloso il cammino a mezza altezza.

Da Stromboli, volendo, si può anche andare a Ginostra scalando la montagna: ascensione molto facile, la cima è appena di 900 metri, che non richiede mai, in alcuna stagione particolari attitudini o equipaggiamenti diversi da quelli usati comunemente in bassa montagna. Ma, per quanto semplice, non è mai questa una via agevole e possibile, anche per il tempo che il suo percorso richiede, per la non più giovanissima levatrice, per esempio, che fino a qualche anno fa era la sola in tutta l’isola o per il medico, (pur esso unico in tutta l’isola), che da oltre vent’anni ne tiene la condotta.

stromboli faro 4

La via lungo la costa occidentale, poi a parte il pericolo che potrebbe presentare nel caso di un’improvvisa maggiore attività del vulcano, perché è proprio da questa parte che esso apre la sua bocca infernale, è resa quasi addirittura impossibile per la presenza di una parete oltremodo ripida e pericolosa per il continuo franare del terreno e la continua caduta di sassi. Il mare, subito molto profondo, lambisce direttamente questo strapiombo chiamato la “Sciara del Fuoco”, e ne aiuta con le onde il graduale sgretolamento, senza che alcuno scoglio possa presentarsi a difendere chi tenta questa via.

 

E’ appunto sulla Sciara del Fuoco che lapilli e scorie infuocate lanciate dal cratere ruzzolano dall’alto fino al mare, conservando sempre la loro meravigliosa incandescenza. Lo spettacolo di una eruzione con lancio materiale, spettacolo a cui sarebbe difficile trovare un paragone, non è affatto raro a Stromboli: in ciò sta la caratteristica che rende questo vulcano unico al mondo. Fin dove infatti si può risalire con la storia o con la tradizione, si ha notizia della continua attività di Stromboli. Durante le più recenti esplosioni si è osservato che il rumore prodotto è stato avvertito meglio nell’isola di Salina, che pure si trova ad oltre 20 miglia di distanza, che non nell’abitato di San Vincenzo, dove non si sono avuti che gli effetti di uno straordinario movimento d’aria con la rottura di tutti i vetri; e questo non è che uno dei particolari che avvalorano la teoria che esista nell’isola una vera e propria zona di silenzio.

 

Passando davanti alla scuola, dove vedo file di bambini chini sui banchi, mi riesce naturale di pensare ad altre scuole di tanti paesi e città, dove la parola “vulcano” crea nella mente infantile la più terrificante visione infernale.

 

E’ bellissima invece e interessante la sicurezza, la padronanza che i piccoli strombolesi hanno in cospetto del vulcano e dei suoi fenomeni. Si sentono le influenze che il vulcano ha sulla popolazione: soprattutto quell’attaccamento misto di affetto e di passione che hanno in genere gli isolani per la propria terra, ma che qui è molto più sviluppata, più intimo, meno facilmente cancellabile con gli anni, con la vita o con i viaggi.

stromboli faro 5

Giustamente si può considerare più numerosa la popolazione strombolese residente fuori dall’isola, e segnatamente nelle due Americhe e in Oceania, dei circa duemila isolani che vi dimorano. E non sembri assolutamente strano considerare ancora come veri strombolesi quelli che ne vivono lontano, perché l’attaccamento alla terra rimane saldo, anche malgrado la formazione oltre oceano di nuove famiglie. E’ comunissimo, infatti, notare a ogni passo nell’isola i segni di un notevole benessere dovuto ai proventi che gli emigrati inviano o portano sempre all’isola; ricchezza, che anzi, vivamente contrasta con la estrema semplicità dei villaggi e della loro vita. Nelle case si trovano i più svariati oggetti di provenienza transoceanica: dalla lampada portatile al grammofono, dalla lussuosa rivista alla immagine religiosa appesa alla parete; e non è affatto raro un distintivo raffigurante il Vulcano con una scritta come questa: “Società di Mutuo Soccorso fra Strombolesi – Brooklin”.

 

Le reti stese ad asciugare al sole non servono ad una vera industria peschereccia. “Quando il mare è buono, mi dicono, fa piacere andare a pesca; e il pesce qui è buono e abbondante”. “Per farne commercio” domando. “Oh no! – mi rispondono – noi andiamo a pesca per gioco, non per necessità. Grazie al Cielo, non ne abbiamo bisogno”.

 

Villeggianti, dunque; ogni famiglia con la sua casa bianca e pulitissima, il suo pezzo di terra coltivato a vite, il suo buon deposito alla Banca o alla Posta, e la sua barca per diporto. Strano e felice paese, così distaccato dal mondo, dove la ricchezza non ha impedito il continuare di una vita semplice e patriarcale; dove i più inattesi controsensi si sviluppano rigogliosi come i limoni o i fichi d’india; dove i ragazzini scorgono sovente imponenti piroscafi, vedono quasi ogni giorno passare vicino l’idroplano, e non hanno mai visto un’automobile, una bicicletta o un carretto, e non conoscono il cavallo, il bue, il mulo se non raffigurati nelle tavole a colori della scuola elementare.

 

CARLO MAGNINO

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