Trasporti marittimi : intransigenza e soliti disservizi

Una splendida alba eoliana
La splendida alba eoliana arriverà anche nei trasporti marittimi ?

di Lina Paola Costa

Arrivo sempre molto in anticipo quando devo partire, qualunque sia il mezzo di trasporto. E a Lipari lascio per tempo mio padre al porto per non farlo correre né entrare in ansia, mentre vado a parcheggiare. Ma venerdì non c’era verso di trovare parcheggio, dopo due giri di marina lunga e dintorni sono andata a lasciare l’auto al camposanto, al secondo piano, tra i camion dei trasportatori. L’ampio margine di tempo si assottigliava. Il genitore – sceso da un po’ – aveva i biglietti in mano e si sbracciava per dirmi che l’aliscafo stava staccando. Io correvo, l’aliscafo era ancora al lato del pontile, arrancavo con il trolley, dai cappuccini al molo ci vuole fiato, non ho più vent’anni anni… Sei minuti.

Il comandante ha ribadito che aveva già i suoi sei minuti di ritardo, e se n’è andato: mio padre desolato con un braccio in alto e io trafelata con un altro braccio salutavo metaforicamente questo comandante intransigente. Che andasse pure… ci saremmo riorganizzati, tanto devo guidare io per trecento km ed essere puntuale…

Abbiamo preso l’aliscafo successivo due ore dopo: è arrivato al molo con quindici minuti di ritardo ed è partito – noi a bordo – con trenta minuti di ritardo, alla volta di Milazzo.

Chi misura il valore dell’intransigenza di un comandante e della allegra flessibilità oraria di un altro? Chi siete per giocare così con il nostro tempo?

Perché non c’è un coordinamento di comunicazione fra biglietteria e personale a bordo?

Chi stabilisce che noi passeggeri possiamo aspettare intere mezz’ore sul pontile anche se pioviggina o se c’è il sole, senza che nessuno ci chieda scusa o ci spieghi in modo intelligente il motivo di questi ripetuti disservizi? Sembra che trattino i passeggeri come bestie.

massaggio 1

Chi stabilisce che sei minuti siano troppi, per non ascoltare una persona più che matura che ha le sue sante ragioni per una volta di chiedere mezzo minuto in più di attesa?

Siamo tutti figli di confrati, caro lei… (l’aspetto giovanile l’ha confusa forse. Perché il mio è più vecchio del suo, di genitore confrate).

Prima o poi la vita chiede il conto a tutti della nostra capacità di pietas e della sana misura con cui ci mostriamo intransigenti sulla pelle degli altri. Non severi, ma intransigenti, rigidi, sordi.

 Noi siamo andati e tornati, basta guidare molto più velocemente. Quanto mi sia stancata non è affar suo, caro lei, che però sapeva del lasso di tempo di due ore per il mezzo successivo.

L’atteggiamento desolato degli ormeggiatori mi è stato di conforto. Almeno loro non cedono alla barbarie, in questo posto abitato forzatamente.