Dall’avv. Giancarlo Niutta, su Facebook, una interessante riflessione-considerazione che condividiamo in pieno e divulghiamo

“…una mia concittadina ha deciso di partorire in casa. Complimenti a lei e auguri di cuore. Ma spettacolarizzare l’evento mi sembra incoscente. Torniamo indietro di 50 anni pur conoscendo (con 50 anni di esperienza in più) i rischi che tale attività (partorire in casa) comporta. Si può concordare o meno con la scelta di chiudere i punti nascita che non raggiungono i 500 parti l’anno, si può concordare o meno con chi vorrebbe fare partorire in sicurezza e quindi ritiene che un punto nascita in un ospedale non possa essere riattivato prima che la struttura non sia adeguata ad affrontare ogni minimo inconveniente…ma tutta questa enfasi mi sembra inopportuna.
Oggi tutto è andato bene, ma domani, qualcuno nel migliore dei casi potrebbe piangere un bimbo invalido, o una mamma morta…. certo poi ribaltando le responsabilità su un punto nascita non aperto….la via è un’altra…”










