Riceviamo dal dirigente del comprensivo Lipari II, prof. Renato Candia e pubblichiamo in replica alla nota di Laura Natoli:
Gentile Direttore,

come Lei sa non è mia abitudine contribuire ad alcun tipo di catene d’opinione che, seppure divertenti, tendono a spostare spesso le questioni sui piani parziali di emozioni passeggere e del tutto individuali.
Tuttavia il sempre gradito suo invito, mi suggerisce oggi di intervenire in materia di legalità e scuola, sperando di non urtare la sensibilità dei soliti esperti della qualunque o di qualche casalinga disperata alle prese con le proprie ambizioni tuttologiche.
Una gentile lettrice di questo giornale è intervenuta qualche giorno fa chiamandomi in causa con una serie di riflessioni personali in merito ad un mio precedente intervento, svolto sul Suo giornale in qualità di cittadino automobilista, sulla cattiva abitudine di chi passa col semaforo rosso alla galleria verso Canneto.
Con personale abilità, collegava quelle considerazioni al fatto che l’educazione (stradale?) non si impartisce in famiglia ma in un coacervo di entità tra cui la famiglia (appunto), la Scuola e altre Istituzioni varie ma non ben definite (forse le Autoscuole?).
Non ho dimestichezza col pensiero liquido caro direttore, e ragiono per mia formazione sul classico schema tesi-antitesi-sintesi: da questo punto di vista il ragionamento della gentile lettrice mi pare che trovi risoluzione retorica più o meno come il noto paradosso di Saussure: le lasagne si fanno con la farina, quindi mio nonno ha verniciato la carriola.
La gentile lettrice osserva, con riferimento, mi pare, a Massimo Catalano, che le famiglie non sono tutte uguali ma la Scuola invece si, mettendo poi in evidenza l’urgenza di una maggiore attenzione ai soggetti svantaggiati.
E poi parla della giornata della legalità, praticamente dimenticata dalla scuola eoliana, che poco o nulla avrebbe detto (ma la giornata era ancora in corso) sulle figure di quegli straordinari eroi del nostro tempo.
Chiamato in causa come Dirigente scolastico, mi sento di dire che la legalità, cara gentile lettrice, non si commemora il 23 maggio, che non è un compleanno: la si pratica tutti giorni dell’anno, come fanno gli operatori della scuola che dirigo, impegnati per buona parte del tempo a spiegare, ripetere e verificare il rispetto delle regole, che, a suo avviso, non sarebbero di competenza (quantomeno esclusiva) delle famiglie.









