Ex Pumex, Giacomantonio: colpevole la cultura locale

Riceviamo da Michele Giacomantonio e pubblichiamo :

giacomantonioMi sembra impossibile che a quasi 15 anni dall’evento ci sia chi imputa il calvario degli ex-Pumex all’ iscrizione delle Eolie nelle liste dell’Unesco. Basterebbe considerare che l’iscrizione è avvenuta nel 2000 e i licenziamenti risalgono, mi sembra, al 2007. Ha ragione Angelo Sidoti: l’Unesco non c’ entra niente con la chiusura. Questa è stata voluta dalla Magistratura perché la concessione delle cave scadeva nel 2001 e si è continuato a lavorare con proroghe illegittime e comunque ritenute tali . Di riconversione dell’ area pomicifera si cominciò a parlare per tempo, mi sembra fin dal 1998, dopo i patti territoriali

E pensando ad “accordi di programma” intrecciando – come per i Patti – finanziamenti pubblici e privati. Io stesso promossi degli incontri a Lipari con imprenditori e finanziatori statunitensi e tedeschi ma non se ne fece niente perché, come ancora dice giustamente Sidoti, si pensava di continuare a scavare pomice in eterno anche se già si erano cominciati ad intaccare siti delicati fra cui la conca vulcanica delle Rocche Rosse, un gioiello naturale irrimediabilmente compromesso.

Di riconversione si continuò a parlare dopo il 2003 quando l’Unesco sollevò il problema della compatibilità fra essere patrimonio dell’ umanità per il patrimonio vulcanico e l’ escavazione della pomice, uno dei prodotti più interessanti del vulcanesimo Eoliano. E’ vero che allora si fecero progetti di riconversione e si cercarono anche finanziamenti pubblici coinvolgendo lo stesso UNESCO ma è anche vero che non si trovò mai un accordo fra la Pumex ed il Comune di Lipari per procedere uniti su un progetto comune. Ognuno si mosse per proprio conto pensando più a interessi particolari che agli interessi della comunità Eoliana e dei lavoratori della pomice in specie. Qui giocò anche quella peculiarità della nostra cultura per cui è meglio che una impresa fallisca piuttosto che vedere prosperare il proprio vicino. Ma qui non si trattava di fare “un favore a D’Ambra”, come qualcuno riteneva e sussurrava, ma piuttosto creare un grande parco che giovasse alla destagionalizzazione del nostro turismo.

Si potrebbe andare avanti a scavare sulla questione se non si si hanno vocazioni forcaiole e se le responsabilità non vanno ricercate in chi ha voluto iscrivere le Eolie nella Heritage List ma chi non ha voluto o saputo approfittare di questa grande opportunità per promuovere progetti di riconversione ed accedere ai finanziamenti come hanno fatto tutti gli altri siti.

Se invece si vuole un responsabile (un “colpevole” si scrive ) per l ‘ UNESCO non c’ niente da scovare. Sicuramente io sarei uno dei primi da colpire ( assaggiando il prezzo della responsabilità : olio di ricino o “surriatuna i corpa”? ) perché sono stato quello che ha avuto l’idea e l’ho perseguita con grande tenacia aiutato certamente da tanti altri a cominciare dagli altri sindaci eoliani del tempo e da diversi politici nazionali e tecnici di valore.