Si conclude con l’archiviazione disposta dal Gip Giuseppe Caristia del tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto la vicenda giudiziaria che, secondo l’accusa, aveva visto per sei anni, dal 2016 al 2021, la società armatrice Marnavi Spa di Napoli presumibilmente protagonista di una frode in contratti e truffa aggravata ai danni dello Stato nelle pubbliche forniture di acqua potabile destinata alle isole Eolie.
L’inchiesta, condotta dalla procura di Barcellona Pozzo di Gotto, aveva portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 44 persone, oltre alla stessa società armatrice Marnavi Spa. Le indagini avevano ipotizzato che la società, incaricata del trasporto con navi cisterna dell’acqua potabile a sei delle sette isole dell’arcipelago di Lipari, avesse dichiarato di rifornire le vasche degli acquedotti isolani con quantitativi superiori a quelli effettivamente erogati. La tesi accusatoria prospettava, inoltre, una presunta complicità di amministratori locali, dirigenti e funzionari comunali e regionali, nonché la compiacenza di ditte locali in questa presunta illecita attività. Il decreto di archiviazione chiude , per restare a Lipari, il procedimento penale a carico, tra i 44 indagati, dell’ex sindaco Marco Giorgianni e dell’ex vicesindaco , Gaetano Orto; del dirigente Mirko Ficarra, del funzionario Carmelo Meduri e del consulente dell’epoca Riccardo Casamento.

Scrive a tal proposito l’ex vicesindaco Orto : ” In una giornata dal profondo valore simbolico come quella di oggi, 25 aprile – Festa della Liberazione – arriva anche per me una “liberazione” personale e politica: il decreto di archiviazione, firmato dal GIP Dott. Giuseppe Caristia su richiesta della Procura della Repubblica, che chiude definitivamente il procedimento penale a mio carico relativo alla vicenda delle forniture d’acqua potabile alle Isole Eolie per il periodo 2016-2021.
È una decisione che ristabilisce la verità e riconosce ciò che ho sempre sostenuto: il mio operato, da vicesindaco, è stato improntato alla correttezza, alla trasparenza e alla tutela dell’interesse collettivo. L’unico mio obiettivo è stato, allora come oggi, garantire che Lipari e le isole non restassero senz’acqua: si trattava di salvaguardare un diritto essenziale per i cittadini.
La motivazione del GIP è chiara:
“Richiamando quanto già scritto nei provvedimenti di rigetto delle misure cautelari, non si apprezzano nel compendio investigativo elementi tali da consentire di formulare, in relazione alla posizione di tutti gli indagati, una ragionevole previsione di condanna. Ritenuto infine che non si prospetta, allo stato, l’utilità di diverse e ulteriori attività investigative, giacché dagli atti non emergono spunti investigativi idonei ad essere proficuamente sviluppati, …… si dispone l’archiviazione del procedimento.”
Parole che parlano da sole, e che mettono la parola fine su una vicenda giudiziaria usata – purtroppo – da alcuni novelli amministratori come clava politica, con insinuazioni, comunicati e teatrini da Consiglio Comunale. Una speculazione costruita sul nulla, smontata oggi dalla giustizia.
Chi ha provato a costruire consenso infangando il mio nome, oggi dovrebbe avere almeno la dignità di tacere. Ma non lo faranno. Preferiranno ignorare questo risultato, come se nulla fosse accaduto. E invece è accaduto eccome: è accaduto che la magistratura ha detto chiaro e tondo che non c’è alcun reato, alcuna responsabilità, alcun dolo. Né mio né degli altri coinvolti.
In questo giorno che celebra la libertà, la giustizia e la verità, sento ancora più forte il dovere di rivendicare il valore del mio impegno civico, svolto a testa alta e sempre dalla parte dei cittadini. Oggi più che mai.
Desidero rivolgere un sentito ringraziamento ai miei difensori, l’avv. Nino Favazzo e l’avv. Antonio Amata, per il loro straordinario impegno, la loro competenza e la loro vicinanza umana. Hanno saputo affrontare questa battaglia con serietà e determinazione, credendo sempre nella mia innocenza.
Mi auguro infine- conclude Orto- che anche i media, che in passato si sono adoperati nel dare risalto a questa vicenda con titoli a quattro colonne, mostrino oggi la stessa sensibilità e correttezza nel raccontare l’epilogo di questa storia. Perché chi è stato chiamato in causa senza fondamento merita lo stesso spazio e rispetto, soprattutto quando è la stessa magistratura a riconoscerne l’estraneità ai fatti.










