Don Mirabito: ” Reposizione custodisce Pane eucaristico del Venerdì Santo”

di don Giuseppe Mirabito

mons Giuseppe MirabitoGrazie alla provvidenziale intuizione del Vescovo Mons. Miccichè, la piccola chiesetta del Pozzo posta al centro di Lipari, è adibita dal 1992 quale “Altare della reposizione” per le Parrocchie cadenti nel centro urbano.

Qui, processionalmente anche stasera, dopo la S. Messa in Coena Domini celebrata alle 19 in Cattedrale, vengono portate le Specie Eucaristiche che rimangono, sino all’ora nona di domani, Venerdì Santo, all’adorazione dei fedeli.

Sappiamo che non è il “sepolcro” anche se tanti popolarmente ed impropriamente lo appellano ancora così.

Perché nel passato si era diffuso questo modo di definirlo? Motivazione va ricercata nel fatto che  il Santissimo Sacramento  non è osteso, ma celato all’interno di un apposito contenitore, mentre il tabernacolo, vuoto, rimane aperto, proprio a testimoniare l’assenza fisica di Gesù (lo sposo, infatti, secondo l’immagine evangelica, ci è stato tolto e il popolo è in lutto), quell’assenza che solo la fede nella risurrezione può riuscire a colmare.

Non senza ragione, dunque, la pietà popolare ha accostato nei secoli all’Altare della reposizione l’idea del sepolcro, cogliendo in esso una metafora della morte e sepoltura di Gesù.

Giustamente e saggiamente, la Congregazione del Culto divino, in una dichiarazione del 1988 ha ben evidenziato  che “la Cappella della reposizione viene allestita non per rappresentare la sepoltura del Signore, ma per custodire il Pane Eucaristico per la Comunione che verrà distribuita il venerdì della passione di Gesù”.

Ritroviamoci numerosi,  sostando in Adorazione dinanzi la SS. Eucaristia e, dal profondo del nostro cuore, rendiamo grazie in questa notte del Giovedì Santo per i Doni che oggi la liturgia esalta: l’Istituzione dell’Eucaristia, il Sacerdozio, l’Amore fraterno.

Visitando questo luogo, preparato con cura e competenza, riappropriamoci anche di un piccolo segno che trae le sue origini nel passato e che noi, abbiamo il compito di consegnare alle generazioni future, “u seminatu”. Piccoli tondi preparati il sabato che precede la IV Domenica di Quaresima, sui quali si poggia  uno strato di stoppa o canapa imbevuto d’acqua  che viene ricoperto da chicchi di grano o di altri legumi. Questi “piatti” vengono  posti in un luogo buio per consentire alle piantine di metter su rapidamente i germogli.

Il significato di questo segno lo troviamo nelle parole di Gesù: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane da solo; se invece muore produce molto frutto” (Gv 12, 24)

                                                                                                    don Giuseppe Mirabito