
Peppe Paino
Gazzetta del Sud

Lipari- A marzo del 2012, all’ottavo mese di gravidanza, in preda a dolori addominali provocati dal distacco della placenta una donna raggiunse l’ospedale di Lipari dove, però, durante i soccorsi perse il bimbo che aveva in grembo mentre: lei, trasferita d’urgenza, in elicottero, all’ospedale Papardo, si salvò. E dopo due anni e mezzo il Gip del Tribunale di Barcellona , Rosaria D’Addea, ha archiviato il procedimento scaturito dalla vicenda a carico dell’ex direttore sanitario del nosocomio eoliano, Maria Rigoli e della ginecologa, all’epoca in servizio, Roberta Granese. Il Giudice ha rigettato l’opposizione all’archiviazione dell’Unione nazionale consumatori di Messina: dagli accertamenti effettuati non sono emersi profili di responsabilità penale nei loro confronti. Anzi, proprio dagli accertamenti è emerso che entrambe – recita il provvedimento del Gip- “ hanno operato in modo corretto e sono intervenute con competenza nell’assistenza di G.V. (oggi trentunenne, ndr) giunta all’ospedale dove nelle immediatezze le era stata diagnosticata una bradicardia fetale” . E mentre “ si decideva di intervenire tempestivamente con un cesareo d’urgenza e si predisponeva il necessario , veniva constatata la cessazione del battito cardiaco del feto “. Dalle indagini sono emerse alcune inefficienze nella sala operatoria dell’ospedale di Lipari relativamente al cattivo funzionamento di alcune apparecchiature ma i consulenti del P.M. hanno escluso che una diversa condizione delle apparecchiature avrebbe evitato la morte del feto poiché la stessa è intervenuta prima del tempo minimo necessario per preparare l’intervento , si pure in via d’urgenza. Pertanto, come rilevato dal gip D’Addea, nessuna negligenza può essere imputata alle dott.sse Rigoli e Granese. “ D’altra parte- sottolinea il magistrato- è stato anche accertato che la Rigoli aveva predisposto quanto necessario per provvedere alla riparazione delle apparecchiature non funzionanti. Sotto tale aspetto non può neppure imputarsi alla stessa una omissione di atti d’ufficio”. Definite, di conseguenza, “superflue” le indagini suppletive richieste dall’opponente sul funzionamento delle apparecchiature, sugli standard di sicurezza dell’ospedale e “ inconducenti” quelle in ordine alla validità del piano sanitario regionale. Va ricordato che nei giorni seguenti, ricadenti , comunque, nel periodo del contestato varo del piano di rimodulazione voluto dall’ex assessore regionale Massimo Russo che cancellava il Punto nascita dell’isola, caratterizzati da accuse anche nei confronti del personale in servizio all’ospedale di Lipari , richieste di inchieste parlamentari e varie prese di posizione politiche , la dott.ssa Maria Rigoli su disposizione dell’allora commissario dell’Asp 5 , Francesco Poli venne sospesa per un mese . Oggi a distanza di due anni e mezzo, purtroppo, la prospettiva non è migliorata; il Punto nascita di Lipari non solo non è stato riaperto ma nell’isola le donne sono anche tornate a partorire in casa per evitare di affrontare quei costi di vitto e alloggio da sostenere fuori. Spese che proprio l’ex assessore Russo aveva promesso di rimborsare.











