Il 5 per mille rappresenta una delle modalità con cui il sistema fiscale italiano riconosce al contribuente la possibilità di scegliere come impiegare una parte delle proprie imposte.
Eppure, nonostante la familiarità con lo strumento, una parte delle preferenze espresse ogni anno non produce gli effetti desiderati. Errori di compilazione, distrazioni, informazioni incomplete o non aggiornate fanno sì che quote rilevanti dell’IRPEF finiscano per essere ripartite diversamente da quanto il contribuente aveva immaginato, oppure restino nelle disponibilità dello Stato. Conoscere gli errori più ricorrenti è il modo più efficace per evitarli.
Non firmare il riquadro del 5 per mille
Tra gli errori più comuni rientra la mancata firma nella sezione dedicata al 5 per mille. Si tratta di una svista che ricorre soprattutto quando la dichiarazione viene compilata in fretta o senza una chiara percezione del meccanismo di fondo: il 5 per mille non è una somma versata in aggiunta alle imposte, ma una frazione dell’IRPEF che il contribuente paga in ogni caso.
In assenza di firma, la quota corrispondente rimane nelle disponibilità dello Stato, che la impiega secondo le finalità ordinarie del bilancio pubblico. Il contribuente, quindi, non risparmia nulla, mentre rinuncia alla possibilità di indirizzarla verso un soggetto specifico.
Sbagliare il codice fiscale del beneficiario
Un altro errore ricorrente può riguardare la trascrizione del codice fiscale dell’ente che si intende sostenere. Una sola cifra invertita, omessa o errata è sufficiente a generare un codice diverso da quello del destinatario prescelto. Quando il dato indicato non corrisponde a un soggetto accreditato, la scelta del contribuente viene trattata come se il codice non fosse stato inserito: la quota viene ripartita proporzionalmente tra tutti gli enti accreditati nella categoria firmata, sulla base del numero di preferenze dirette ricevute. Il contributo finisce così nell’ambito desiderato, ma raggiunge una pluralità di soggetti anziché quello specifico che il contribuente aveva scelto di sostenere. A favorire l’errore concorre anche la lunghezza del dato: i codici fiscali degli enti, a differenza di quelli delle persone fisiche, sono numerici e composti nella maggior parte dei casi da undici cifre, una stringa in cui la possibilità di sbagliare in fase di trascrizione manuale è concreta.
Per ridurre il rischio, gli enti accreditati mettono a disposizione il proprio codice fiscale in evidenza sulle pagine dedicate al 5 per mille dei rispettivi siti istituzionali, così da permettere di averlo a disposizione al momento della compilazione. Gli elenchi dei beneficiari accreditati per l’anno corrente, comprendenti anche i relativi codici fiscali, sono inoltre disponibili sui siti web di ciascuna amministrazione competente e sul portale dell’Agenzia delle Entrate.
Scegliere un ente non più iscritto all’elenco dei beneficiari
È altrettanto fondamentale anche fare attenzione a non destinare il 5 per mille a una realtà che, nell’anno in corso, non figuri più tra i beneficiari ammessi. L’elenco dei soggetti accreditati viene aggiornato annualmente dall’Agenzia delle Entrate, e gli enti che hanno ricevuto il contributo in passato possono uscirne per cause diverse, come il mancato rinnovo dell’iscrizione, la perdita di un requisito sostanziale, l’omissione di adempimenti previsti dalla normativa. Il 2026 presenta una specificità rilevante per questo aspetto: dal 1° gennaio è stata soppressa l’Anagrafe delle ONLUS, e gli enti precedentemente iscritti hanno dovuto presentare istanza di iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore entro il 31 marzo 2026 per mantenere il diritto al contributo. Le ONLUS che non hanno effettuato il passaggio risultano fuori dagli elenchi del 5 per mille per l’anno in corso, anche quando hanno continuato a operare regolarmente. La conseguenza per il contribuente è analoga a quella prodotta da un codice fiscale errato: la scelta viene trattata come non valida e la quota è ripartita tra gli altri enti della categoria firmata.
La verifica preventiva, attraverso l’elenco aggiornato, rappresenta lo strumento più affidabile per accertarsi che l’ente prescelto sia effettivamente ammesso al beneficio nell’anno della dichiarazione. Molti enti, peraltro, segnalano direttamente sul proprio sito istituzionale l’avvenuta conferma dell’accreditamento per l’annualità in corso, offrendo al contribuente un riscontro immediato senza la necessità di consultare fonti esterne.
Firmare il riquadro sbagliato
Un altro errore si verifica quando il contribuente trascrive correttamente il codice fiscale dell’ente che intende sostenere, ma firma il riquadro relativo a una categoria diversa da quella in cui l’ente risulta accreditato.
Tra le opzioni previste c’è infatti il sostegno degli enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS, il finanziamento della ricerca scientifica e dell’università, il finanziamento della ricerca sanitaria, il sostegno delle attività sociali svolte dal comune di residenza, il sostegno delle associazioni sportive dilettantistiche riconosciute ai fini sportivi dal CONI, il sostegno delle attività di tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici e il sostegno agli enti gestori delle aree protette. Ciascun beneficiario è accreditato in una sola di queste categorie, e l’indicazione del codice fiscale di un ente nel riquadro di una voce differente porta il sistema a non riconoscere la scelta.
Tra i casi in cui questo errore si verifica con maggiore frequenza rientra la confusione tra i due riquadri dedicati alla ricerca, che corrispondono a elenchi distinti, gestiti rispettivamente dal Ministero dell’Università e della Ricerca e dal Ministero della Salute. La distinzione non riguarda l’oggetto generico dell’attività di ricerca, bensì la natura dell’ente che la conduce e l’ambito istituzionale di riferimento: vi sono organizzazioni che, pur operando in campo biomedico, risultano accreditate nella categoria universitaria, e altre che, pur svolgendo attività affini, figurano in quella sanitaria. Si prenda a titolo di esempio il caso di Fondazione Telethon, realtà attiva dal 1990 nel sostegno alla ricerca biomedica sulle malattie genetiche rare: l’ente è infatti accreditato nella categoria “Finanziamento della ricerca scientifica e dell’università“, e la scelta del contribuente che intenda sostenerlo deve essere espressa esclusivamente all’interno del riquadro corrispondente.
Una verifica preventiva della categoria in cui l’ente prescelto risulta accreditato, effettuabile sul sito istituzionale dell’organizzazione o sull’elenco pubblicato dall’Agenzia delle Entrate, è sufficiente a evitare un errore che, sul piano della destinazione effettiva delle risorse, produce conseguenze identiche a quelle di una scelta non espressa.
Firmare in più riquadri
Se la compilazione avviene manualmente tramite modulo cartaceo, è importante non apporre la propria firma in più di un riquadro all’interno della sezione del 5 per mille. La normativa stabilisce che la quota possa essere destinata a una sola categoria di beneficiari per anno fiscale.
L’errore matura spesso dalla convinzione errata che firmare in più riquadri permetta di sostenere contemporaneamente cause diverse, mentre la presenza di più firme rende la scelta nulla nel suo complesso, con la conseguenza che la somma corrispondente confluisce nelle casse dello Stato.
Chi utilizza il 730 precompilato online o il Modello Redditi Persone Fisiche telematico è tutelato da questa eventualità: la procedura web dell’Agenzia delle Entrate consente infatti di selezionare una sola finalità per il 5 per mille, impedendo automaticamente di inserirne più di una.
Dalla firma all’impatto concreto sull’attività dell’ente
Compilare con attenzione la sezione del 5 per mille significa, per il contribuente, garantire che la quota destinata raggiunga effettivamente la realtà prescelta, traducendosi in una risorsa reale per le sue attività. Ogni firma correttamente apposta contribuisce a formare il bilancio annuale dell’ente beneficiario e a sostenere progetti, programmi, interventi che senza queste entrate troverebbero copertura più limitata.
Per comprendere in anticipo quanto la propria firma inciderà concretamente sulle risorse a disposizione del beneficiario è possibile consultare la guida al calcolo del 5 x mille realizzata da Fondazione Telethon, che illustra in modo dettagliato come stimare l’importo destinabile in base al proprio reddito imponibile.








