Tassa di sbarco, La Sinistra attacca il Pd

Pietro Lo Cascio consigliere comunale de la Sinistra
Pietro Lo Cascio consigliere comunale de la Sinistra

COMUNICATO STAMPA DE LA SINISTRA

Spiace ma non sorprende leggere le ultime dichiarazioni del segretario del PD, a conferma di come questo partito – dopo qualche malumore post-assessoriale – si sia rapidamente allineato alle posizioni espresse dal capo dell’amministrazione comunale di Lipari. Spiace perché – pur nel rispetto delle opinioni altrui – si rende indispensabile confutarle quando alterano la realtà nel tentativo di giustificare come ineluttabile l’istituzione della tassa di sbarco.

Si sostiene la necessità di ammortizzare i costi legati al flusso turistico, in particolare quello giornaliero dei barconi e delle navi crociera; tuttavia quest’ultimo, stando alla proposta di regolamento presentata a fine dicembre dall’amministrazione, sarebbe esonerato dal pagamento, e il motivo reale lo chiarisce finalmente Merlino: sebbene anche questo usufruisca dei servizi di accoglienza al pari dei giornalieri da barcone, contribuisce più di questi all’economia locale poiché si tratta di “visitatori a più alto reddito che possono contribuire più agevolmente alla qualificazione del turismo”. A parte la facile ironia sul fatto che ad affermare un concetto del genere sia il segretario di un partito cosiddetto democratico, è interessante notare come tale assioma (crocieristi = gente facoltosa che contribuisce all’economia locale) venga sciorinato come un dogma nonostante sia del tutto privo di fondamento. Esistono studi, indagini, sondaggi che dimostrino a livello locale questo presunto “potere d’acquisto” e la propensione dei crocieristi nell’esercitarlo, o ci raccontiamo favole, magari funzionali a giustificare domani un bel megaporto per farli scendere più comodamente? Merlino ha idea del fatto che oggi si può andare in crociera con meno di 500 euro a settimana? Dunque, di quale qualificazione sta parlando? Da qui a chiedere la dichiarazione dei redditi come requisito per lo sbarco, poi, il passo sembra breve.

Ma il nodo principale, a nostro avviso, rimane quello di una esigenza spacciata come “imprescindibile” per i comuni delle isole. Il segretario del PD evoca i servizi di accoglienza, “a cominciare da quelli igienici”, e cita lo spazzamento, la pulizia delle spiagge, le aree attrezzate per i picnic, la manutenzione di beni culturali, punti panoramici e sentieri. Un libro dei sogni verosimilmente destinato a rimanere tale. I proventi della tassa di sbarco, oltre che per far quadrare il bilancio, sono stati infatti citati in innumerevoli occasioni dal sindaco di Lipari come strumento per ridurre la pressione tributaria sui cittadini e sugli operatori economici: IRPEF, TARES, suolo pubblico, in tutto sarebbero magicamente intervenuti i 5 euro estorti ai malcapitati viaggiatori (non quelli delle navi crociera, però); questa grande opportunità pare sia stata vantata persino nei saluti natalizi ai dipendenti comunali, i quali finalmente avrebbero avuto risorse per i rispettivi servizi, dopo l’austerità imposta dalla spending review. Con tale carico di aspettative, appare abbastanza ovvio che di soldini per lo spazzamento e il picnic ne resteranno pochini, per non parlare di sentieri, la cui manutenzione può essere effettuata soltanto successivamente al loro recupero, e quello costa. Costa parecchio, tant’è che non si fa.

Certamente, la tassa di sbarco è “imprescindibile” per i comuni che non hanno intenzione di avviare una profonda e sostanziale revisione dell’impianto di gestione (e di spesa) dei servizi essenziali, a cominciare dalla differenziata e dalla vendita dei rifiuti di pregio; che non hanno avviato alcuna programmazione per attivare misure e interventi finanziabili con fondi comunitari (forse l’ultima tornata, poi non ne vedremo più) o con quelli previsti per i siti Unesco che abbiano un ente gestore e le carte in regola per ottenerli; che non mostrano la minima intenzione di sfruttare ogni possibile opportunità economica attraverso gestioni in house e revisioni della spesa che riducano gli sprechi piuttosto che i servizi per i cittadini. E, purtroppo sembra il nostro caso, anche per quelli che intendono presentare al turista come biglietto da visita un dazio odioso e medioevale, dispensato a seconda delle categorie “socio-antropologiche” – tu barconista si, tu crocierista no – e soprattutto che in tempi come quelli attuali, dove il turismo soffre una evidente crisi, può risultare in termini di immagine un atteggiamento suicida.

Ma, per carità, almeno risparmiamoci l’ipocrisia della “fragilità dell’ecosistema delle piccole isole”: non è con 5 euro di tassa che si gestisce l’afflusso dei barconi o si sviluppano “accoglienza e professionalità”, come dichiarato dal segretario del PD. Piuttosto, il suo partito e questa amministrazione non avevano come priorità l’istituzione dell’area marina protetta, che oltre a nuove prospettive di sviluppo permetterebbe di gestire concretamente e in maniera razionale il traffico dei barconi? Che fine ha fatto, questa pia intenzione? Sorge il dubbio che possa essere stata barattata con un nuovo decreto, che alla luce dei dietro-front di recente memoria potrebbe chiamarsi decreto “salva-faccia”.

La Sinistra