Federico Basile lascia la carica di Sindaco di Messina. L’annuncio, dato stamane al Salone delle Bandiere, apre formalmente la fase dei 20 giorni trascorsi i quali le dimissioni diventeranno irrevocabili. Una mossa che non nasce da una crisi amministrativa, anche se si sostiene che non si può lasciare in minoranza una citta’, ma da una precisa strategia di Cateno De Luca: anticipare il voto alla primavera 2026 per “sganciare” le comunali dalle regionali e politiche del 2027, proteggendo Messina come fortino elettorale di Sud chiama Nord.
Con l’efficacia delle dimissioni, a Palazzo Zanca arriverà un commissario straordinario nominato dalla Regione, che guiderà l’ente per circa tre mesi fino alle elezioni (ipotesi 24-25 maggio). Se la Giunta Basile decadrà immediatamente, il Consiglio Comunale resterà in carica solo per l’ordinaria amministrazione e gli atti urgenti, in attesa del rinnovo elettorale.
Le dimissioni di Basile non colpiscono solo il Comune, ma generano un effetto domino sulla Città Metropolitana. Essendo Basile sindaco metropolitano “di diritto” (in quanto sindaco del capoluogo), la sua caduta trascina con sé il vertice dell’ente provinciale.
Tuttavia, emerge un problema istituzionale sollevato dal gruppo “Rispetto Messina”: Secondo la legge istitutiva, il Sindaco metropolitano deve nominare un Vicesindaco tra i consiglieri metropolitani. Questa figura è fondamentale perché, in caso di cessazione del Sindaco, è proprio il Vicesindaco a dover traghettare l’ente fino alle nuove elezioni. Senza questa nomina, la gestione della Città Metropolitana — che non è un “feudo personale” ma un ente che aggrega 108 comuni — rischia di trovarsi in un limbo giuridico proprio mentre il Comune capoluogo affronta il commissariamento.










