
di Macrina Marilena Maffei
Quasi cent’anni fa, 98 anni per esattezza, Filippo Belletti iniziava la sua storia di piccolo imprenditore decidendo di vendere giornali. In quell’impresa hanno continuato a lavorare i figli e poi i nipoti: fra questi Mimmo. In tre generazioni la sede si è trasferita, il piccolo spazio iniziale si è via via ingrandito, l’edicola nel tempo è diventata anche una libreria, una splendida libreria sul corso dell’isola di Lipari.
Con la gestione di Mimmo, nel tempo l’edicola-libreria è diventata un luogo di incontro fra studiosi, un punto di riferimento per chiunque s’interessasse all’editoria eoliana. In altre parole, un presidio culturale. E questo aspetto lo voglio sottolineare: uno spazio dove perdersi cercando libri, sempre accolti dalla profonda gentilezza di Mimmo, dalla sua voce accogliente, dal suo sorriso sereno. Potevi trascorrere ore e ore a maneggiare libri, a sfogliarli, a prenderli, a depositarli e il sorriso mite di Mimmo non veniva mai meno.
«Sai se sono usciti nuovi libri sulle Eolie quest’anno? Devo ancora fare una corsa da Belletti». Quante volte ho sentito questa frase qua e là nell’arcipelago. Sì, perché per decenni la sua libreria ha rappresentato un ponte fra gli appassionati e gli studiosi delle Isole.
Certo, per gli abitanti di Lipari è stato molto più di questo. Le generazioni nate dopo l’ultima guerra hanno avuto come punto di riferimento per l’acquisto di libri e giornali unicamente la libreria Belletti. D’altronde Mimmo ha cominciato da giovanissimo ad affiancare il padre e ha trascorso fra i libri tutta la sua esistenza.
Negli ultimi anni non ha mai voluto diversificare il commercio. Credo che per lui significasse, in qualche modo, inquinare lo spazio dei libri, tanto era il rispetto che ha sempre nutrito per la carta scritta. La chiusura forzata della sua libreria sancisce la fine di un’epoca.
Se questa storia fosse nata in America, quasi cent’anni fa, forse racconteremmo i leggendari inizi di un grande imprenditore che aveva iniziato la sua carriera vendendo giornali e poi si era enormemente arricchito. Ma siamo in Italia e raccontiamo invece la storia di un libraio e della sua tenace fede nell’importanza delle opere scritte. Una fede che, alla fine si è dovuta arrendere.
E allora: Mimmo, chapeau!
Macrina Marilena Maffei










