L’album dei ricordi: quando Vulcano doveva essere la nuova Capri

di Massimo Ristuccia

VULCANO PROMETTE 20 ANNI DI MENO

La più bella isola delle Eolie sta attrezzandosi con alberghi e cottages. Vi si può trascorrere una settimana con 70 mila lire

di Mirella PALLOTTI – foto Livio FIORONI

TEMPO N. 19 10 MAGGIO 1969

vulcano tempo 1Vogliono fare di Vulcano la nuova Capri: tempo tre anni, dicono i costruttori, e sull’isola ci saranno alberghi, piscine, campi da tennis, maneggio, tutto, insomma. Nel 1967, quando si trattò di scegliere il luogo dove sarebbe sorto il nuovo complesso turistico, a Vulcano c’erano già qualche locanda e qualche albergo. L’unica parte dell’isola allora del tutto disabitata, era il promontorio di Vulcanello: questo è il posto dove ora stanno costruendo “la nuova Capri”.

Vulcanello è come un’isola a sé. Quando nacque, duemila anni fa, in seguito a un’esplosione submarina, l’istmo che la unisce ora a Vulcano non esisteva: al suo posto c’era il mare. Negli ultimi trenta anni, mentre sul resto dell’isola avveniva un certo sviluppo turistico (sia pure modesto), il promontorio di Vulcanello aveva continuato a conservare il suo aspetto selvaggio e affascinante. La Regione si opponeva al fatto che vi sorgessero costruzioni: il timore era che il promontorio finisse per diventare un enorme condominio. Poi si è capito che era possibile rendere abitabile Vulcanello senza violarne la natura.

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Fra due mesi sarà aperto il primo albergo, l’Arcipelago Hotel: quest’anno i posti-letto sono 250, ma nel 1972, quando i lavori saranno ultimati, Vulcanello potrà ospitare 1200 persone. La Regione ha imposto un piano regolatore rigoroso: niente grattaceli, rispetto assoluto del verde. L’albergo, che è già stato costruito sulla parte del promontorio che guarda verso Lipari, è a terrazze degradanti che armonizzano con l’asimmetria delle rocce. Il complesso turistico prevede la costruzione di altri due alberghi, uno di prima e uno di seconda categoria, in modo che il prezzo del soggiorno sia accessibile a tutti.

Inoltre, nel verde di un bosco di acacie, stanno sorgendo 50 cottages, disegnati nel caratteristico stile eoliano. Ognuno di essi ha un ampio “patio”, un soggiorno, due camere da letto, una piccola cucina. Dodici di essi, già arredati, sono pronti. L’affitto di un cottage potrebbe essere una buona soluzione per le vacanze di una famiglia di almeno quattro persone. Una settimana all’Arcipelago Hotel, in luglio o agosto, costa 70.000 lire.

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L’affitto di un cottage, per una settimana, è di lire 100.000. Sull’esempio di questo complesso turistico, sono già iniziati a Lipari i lavori per due grossi alberghi. In tutto l’Arcipelago i posti letto per i turisti, l’anno scorso, superavano di poco i 1000; le richieste erano state 30mila.

Ancora qualche anno, quindi, e si parlerà molto delle Eolie. Incredibile è che se ne sia parlato tanto poco finora, quando ci sono sempre stati tutti i presupposti per un grosso sviluppo turistico. Adesso, per esempio, a Vulcanello, dove fra due anni sorgerà uno stabilimento termale che, sostengono, renderà celebre l’isola c’è solo un laghetto d’acqua sulfurea. Nessuno aveva pensato, finora, a sfruttarlo turisticamente: lo conoscevano soltanto gli abitanti del luogo: qualche bagno, e spariscono i dolori reumatici, le affezioni nervose, le malattie della pelle.

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Gli uomini dicono che basta immergersi poche volte per ritrovare l’energia dei vent’anni; c’è un pescatore sull’isola, che tiene il conto di questi “ringiovanimenti” miracolosi. Si entra in acqua con le ciabatte ai piedi, perché lo stagno ribolle di soffioni sulfurei. Ci si immerge pian piano nella monta, fino al collo: l’acqua, intorno, esplode alla superficiale in grosse bolle, dando l’impressione di un grande calore. A due passi dallo stagno c’è il mare, che ancora ribolle per effetto di fumarole submarine; ma l’acqua è limpida, calda, e ci si può ripulire dalla mota.

Quando cominciarono i lavori per il complesso turistico, a Vulcanello non c’era nemmeno la luce elettrica; ci sarà entro il 1970, fu la Risposta della Regione. Sul resto dell’isola, l’elettricità la producevano gruppi elettrogeni privati. Ogni complesso di casette ne ha impiantato uno: così che la luce arriva a ore diverse nelle varie parti dell’isola, a seconda di quando funziona questo o quel gruppo elettrogeno.

Di notte, fra i boschetti di acacie si cammina ancora con una candela accesa in mano. Incontrando un’altra persona, le si alza la candela all’altezza del viso, per riconoscerla: può essere un divo del cinema, o un grosso industriale. Le ragazzine tornano a casa esaltate da questi “straordinari” ho parlato Marcello Mastroianni, ho urtato Ira Furstenberg. Vulcano l’hanno l’hanno scoperta per primi le celebrità e i ricchi. Quelli che vedevano l’isola dall’aereo, quando il pilota si abbassava per una panoramica sull’Arcipelago. Arrivavano nella baia con lo yacht; ma hanno finito per farci la casa, a Vulcano.

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La “calda terra”

Al momento di fare di Vulcanello “la nuova Capri” sono poi stati loro, quelli che sull’isola avevano il cottage, o lo yacht nella baia, a opporsi, in nome della difesa del paesaggio: niente alberghi, niente turismo di massa. E infatti, con la costruzione del complesso turistico di Vulcanello, si è trovato il compromesso fra l’esigenza di dotare l’isola di un’adeguata capacità di ricezione dei turisti, e quella di salvare il paesaggio. Vulcano è un’isola stupenda, ma lo è finchè conserva l’aspetto selvaggio.

Duecento anni fa, sull’isola non abitava ancora nessuno. Il resto dell’Arcipelago era abitato dai tempi della preistoria. A Vulcano, che chiamavano Thermessa, la “calda terra”, gli unici che avevano messo piede erano stati i sacerdoti che venivano a sacrificare al Dio del Fuoco. Quando eruttava, le ceneri di Vulcano arrivavano fino alla costa sicula.

Soltanto alla fine del secolo scorso, Vulcano era ormai abitata da contadini e pastori ma non molti: 300 in tutto. Anche oggi le famiglie di Vulcano portano tre soli cognomi: quelli delle prime famiglie che vi si stabilirono. Vivono più o meno come cent’anni fa, di pastorizia. Per i pastori del Piano, tutti i giorni c’è il rito della ricotta: la preparazione in canestrini di vimini, e alle dieci del mattino è già pronta da vendere. D’estate i turisti vengono su a piedi a questi casolari situati a sette chilometri dal porto, per fare colazione con la ricotta fresca.

Mirella PALLOTTI (continua)

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