L’Album dei ricordi: quando il laghetto di Salina stava per diventare porto turistico (1970)

art portidi Massimo Ristuccia

DUE PORTI ALL’ORIZZONTE , di Enzo Catania  e Mauro De Mauro – foto di Livio Fioroni

TEMPO N. 22 – 30 MAGGIO 1970

Dove metteremo le nostre barche? Abbiamo ottomila chilometri di coste, ma non più di dieci soni i porticcioli turistici veramente funzionanti. Tutta colpa, si poterebbe dire, dell’incremento della nautica da diporto, che nell’ultimo decennio ha visto un autentico “boom”, al quale, in effetti, non ha fatto riscontro un’ incremento analogo nell’organizzazione infrastrutturale, organizzativa, assistenziale e ricettiva. E così i pochi porticcioli esistenti sono anche intasati! Spesso non si trova un posto nemmeno a pagarlo a peso d’oro. In alcune località, s’è persino instaurata la cosiddetta “mafia dei porticcioli” che, a sua discrezione, “taglieggia” con tariffe esose i diportisti in transito. In altre località, i veri padroni si identificano nei “vitelloni” della flotta pigra” in coloro cioè che, trovato un attracco non lo mollano più per paura di perderlo e tengono il loro ingombrante yacht a galleggiare proprio come un vitellone. Intanto i turisti si rifugiano in massa sulle coste slave e francesi, dove è già sorto o è in via di costruzione un porticciolo ogni 15 chilometri. I più preoccupati restano i proprietari delle mini barche, dei piccoli cabinati e delle barche a vela, di tutto coloro insomma che da anni continuano a incrementare il fenomeno della nautica popolare.

Gino Gervasoni, vice presidente dell’UNCINA (Unione cantieri industrie nautiche ed affini) ha lanciato il suo SOS: “O i sassi in mare o le industrie in mare”. Il che significa: o ci mettiamo davvero a costruire questi benedetti porticcioli turistici, oppure prima o poi le industrie nautiche andranno a gambe per aria, poiché la gente non comprerà più, non sapendo che farsene d’una barca ferma nel box di Milano, di Roma, di Torino.

Costruire dunque: di chi il compito: Stato e privati si palleggiano le responsabilità. Il primo dice: nessuno nega la drammaticità del momento, però com’è possibile pensare di risolvere il problema dei porticcioli turistici, se prima non si risolve quello dei grandi porti commerciali, che attraversano una crisi non meno consistente? Gli altri aggiungono: lo Stato pensi dunque ai porti commerciali e dia a noi il permesso di costruire i porticcioli turisitici.

Raffaele Cusmai, direttore generale del Naviglio presso il ministero della Marina mercantile, in una “storica” seduta dell’11 dicembre 68 ha ribattuto: “ Lo Stato è pronto ad aprire un fattivo dialogo di collaborazione. Purtroppo mi risulta che attualmente, in giacenza presso i Ministeri, non si trovano domande di costruzione inoltrate da gruppi privati. Si facciano avanti. Saranno bene accolti!”.

art porti 2Il suo appello è stato raccolto. I due esempi più sintomatici riguardano le isole Eolie e Rapallo. L’arcipelago ha quasi surclassato Taormina come polo turistico. Alberghi, ristoranti e ritrovi sorgono come funghi, sullo scenario d’un paesaggio incantevole, tanto selvaggio quanto affascinante. Le Belle Arti, l’Ente Provinciale del Turismo di Messina e l’Azienda autonoma di Soggiorno locale devono farsi in quattro per salvaguardare le attrattive maturali dell’avanzare indiscriminato del piccone, del bulldozer e del cemento. Le presenze turistiche aumentano di anno in anno. L’86 per cento, così dice una recente statistica, arriva dal Nord

Per la maggior parte si tratta di pescatori subacquei i quali preferiscono le Eolie per i fondali puliti, per le acque non ancora contaminate dagli scarichi industriali e per la ricchezza della fauna ittica. La fama di Lipari, di Vulcano e di Panarea, autentici paradisi terrestri della cernia gigante, si è ormai diffusa in tutto il mondo: il suo richiamo è talmente irresistibile che gli americani organizzavano voli “charter”, arrivando in aereo sino a Napoli, a Palermo, a Messina e a Reggio Calabria, raggiungendo poi l’arcipelago in aliscafo.

Un’èquipe svizzera di studiosi di turismo internazionale ha calcolato che le Eolie potrebbero triplicare le presenze attuali, diventando art porti 4la “più colossale attrazione paesistica del mediterraneo”, se efficienti approdi riuscissero ad evadere le pressanti richieste d’attracco. Ora la situazione non è certo incoraggiante. Il porticciolo di Lipari riesce a stento a disbrigare il normale traffico quotidiano imperniato sulle navi ed i battelli di linea e sui traghetti adibiti al trasporto delle mercanzie necessarie ai fabbisogni di tutto l’arcipelago. E’ vero che i diportisti possono attraccare al molo di Pignataro; però è anche vero che la disponibilità è irrisoria, non certo pari alle esigenze del turismo diportistico di massa.

Vulcano è in una posizione difficile: infatti mentre le barche restano efficientemente riparate dai venti del nord, sono sempre alla mercè di quelli del sud. Teoricamente l’isola più privilegiata è Salina, poco toccata dall’incremento turistico, i cui abitanti traggono i loro proventi dalla pesca, dalla coltivazione del cappero e dall’uva malvasia. Essa dispone infatti d’un porto naturale formato da un laghetto e delimitato per quattro quinti da una sottile striscia di terra chiamata per la sua caratteristica “Lingua di salina”.

Ebbene: proprio in questo laghetto il costruttore di motoscafi Carlo Riva intende costruire un porto artificiale, ampliando la ricettività sino a consentire il ricovero contemporaneo di un minimo di 200 imbarcazioni sino a un massimo di 600. Riva ha già affidato la progettazione del porticciolo e del suo entroterra a uno studio urbanistico-commerciale di Messina.

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Nei giorni scorsi, durante una seduta del consiglio comunale di Salina, un avvocato, Carmelo Brandoni, a nome di Riva ha esposto e sottoposto a discussione il progetto. Più che un dibattito, si è avuto un vero e proprio dialogo tra persone che sembravano volere la stessa cosa: da una parte gli industriali che intendono valorizzare col loro intervento una precisa zona, dall’altra gli abitanti di Salina, gli amministratori e gli esperti delle Belle Arti. Si è appreso così che le aree interessate potranno essere pagate 1500 lire al metro quadrato, anche in contanti (la cifra potrà essere ancora discussa), che gli eventuali accordi di vendita saranno legati all’approvazione del progetto da parte di tutti gli enti interessati (cioè: Belle Arti, demanio marittimo, ministero del Turismo, Assessorato regionale all’urbanistica e allo sviluppo economico) e , questo è l’importante, che il progetto prevede oltre alla costruzione del porticciolo anche tutte le strutture ricettive indispensabili, dal “boat service” alle gru di servizio, ai posti di rifornimento del carburante e dei lubrificanti.

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Il quadro che ha fatto del progetto Carmelo Brandoni è naturalmente dei più allettanti: “Non vogliamo affatto deturpare il paesaggio. Vogliamo solo fare del buon turismo, portare un ulteriore incremento delle isole Eolie, innestandoci nell’habitat, nell’ambiente genuino che è, a nostro avviso, la principale attrattiva turistica dell’isola. Modificarlo? Siamo i primi a guardarcene bene!”.

Ora s’aspetta l’esito. Se le trattative dirette, a tu per tu, per la vendita dei vari spezzoni di terreno, dovessero concludersi favorevolmente, nel giro d’un paio d’anni le Isole Eolie avranno proprio a Salina il loro grande porto turistico. …………………………………………………………

”L’Italia, come fondali non ha nulla da invidiare né alla Francia, né alla Jugoslavia, dice Riva. Basterà quindi sollecitare la nascita d’una fitta catena di approdi, per calamitare l’interesse di tutto il turismo internazionale in transito, con grandi vantaggi per la economia nazionale. Purtroppo le lungaggini burocratiche sono esasperanti e spesso fanno anche la voglia di insistere in iniziative del genere…”.

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