L’album dei ricordi: Nell’isola di Filicudi ( 1942)

grotta buedi Massimo Ristuccia

LA STAMPA, Martedi 10 Novembre 1942, ITINERARIO EOLIO.

Nell’Isola di Filicudi di T. d’Aquino Zambrini.

Non è da meravigliarsi se in un Paese come il nostro, dove la natura ha seminato prodigi e compiuto pazzie di prodigalità, un gruppo di isole meravigliose disseminate a Nord della Sicilia, in quell’angolo di mare azzurrissimo che sta fra la Trinacria e la Calabria sia quasi ignorato; il gruppo delle Eolie, il regno di Eolo, secondo la leggenda.

Eolo, dio dei venti, estendeva il suo dominio incontrastato sulle isole Lipari e, con gusto regale, aveva fissato dimora nella grotta del Bue Marino, e precisamente nell’isola di Filicudi.

La grotta è scavata nell’isola, sul versante opposto a quello su cui sono sparse le casette bianche dell’ameno paesello omonimo.

A Filicudi si giunge con un servizio giornaliero di piroscafi che, in tempi normali, allaccia Milazzo o Messina a tutte le isole dell’arcipelago. Da Filicudi, con una barca, si raggiunge la grotta pittoresca in tre quarti d’ora e anche meno se il mare è buono.

Già tutta l’isola intorno è di una bellezza stupenda. Il mare è di un azzurro cupo, forse più cupo e di un tono più bello di quello fascinatore di Capri. Il frangersi continuo delle onde, il lavorio lento e capriccioso della risacca, scavano nel terreno roccioso grotte di tutte le dimensioni, dalle imboccature più disparate e suggestive.

A mano a mano che il battello avanza, si resta incantati ad osservare la lunga teoria di grotte pittoresche, stupende, che sono il preludio della visione magnifica della grotta del Bue Marino. E quando vi si giunge, la si riconosce subito: ampia e misteriosa.grotta bue 1

L’imboccatura è praticata su di un declivio roccioso su cui la natura, con mirabile opera di cesello, ha creato un mosaico superbo che sembra eseguito dalla mano dell’uomo.. Mentre l’imbarcazione si avvicina alla grotta, il mare subisce una strana trasformazione di tinte: dall’azzurro cupo all’azzurro tenue, dall’azzurro tenue al verde cupo; dal verde cupo a un verde smeraldo delizioso, trasparente, che lascia posare lo sguardo su di un fondo di scogli spugnosi alternati da una sabbia fine e bionda.

Nell’interno la volta è di una superba ricchezza di stalattiti e stalagmiti che s’allungano e pendono capricciosamente dalla volta. Su di questa si stende una tinta delicata, un tono di verde che viene su dal mare verdissimo che filtra la luce e la proietta ora più forte, ora più debole. E la luce è mobile perché segue la mobilità delle onde.

Nel fondo della grotta un declivio sassoso di ciottoli bianchi e rotondi, levigati dalla risacca, permette anche di sbarcare.

Grotta del Bue Marino, secondo alcuni, è più semplicemente, per altri, “grotta verde”.

Perché grotta del Bue Marino – ho chiesto?

Perché la leggenda narra che nessun pescatore poteva azzardarsi a introdursi nella grotta. Una foca di dimensioni colossali, un bue marino, che vi aveva stabilito comoda dimora, ne difendeva l’ingresso. Appariva terribilmente infuriato, e, difficilmente, il temerario che aveva osato entrare nella grotta, trovava scampo e ritornava a riva.

Ma sia stata la dimora del dio Eolo o del bue marino, la grotta verde è una delle più belle e più pittoresche d’Italia e l’additiamo al turista come una meta preziosa.

E poiché il dio Eolo appartiene all’Olimpo ormai tramontato ed il bue marino è morto da tempo, allegre comitive di isolani vengono qui a trascorrere intere giornate fra tanta bellezza.

T. d’AQUINO ZAMBRINI