L’album dei ricordi: ” Le vie d’Italia” con le foto di Piero Di Blasi (1956)

di Massimo Ristuccia

LE VIE D’ITALIA MAGGIO 1956   –   8 TAVOLE FUORI TESTO di Piero Di Blasi

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Panarea: il “viale dei capperi”. Sullo sfondo, da destra: Lisca Bianca, Basiluzzo e Dattilo. I capperi sono una piccola fonte di guadagno per gli isolani che ne colgono i fiori in bocciolo e li ripongono a macerare sotto sale in botticelle. Poi verrà as acquistarli il grossista che compie periodicamente il giro delle isole. Le tre isolette sullo sfondo, disabitate, forniscono i giunchi per le nasse e danno un magro pascolo alle pecore, ma per i “turisti” sono una grande attrattiva: il fondale tra Bottaro e Lisca Bianca è un vivaio di grosse cernie, la preda più ambita dal pescatore subacqueo, e Dattilo, la maggiore delle tre, è ricca di grotte.

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All’interno di una casa di Panarea – in un altro scatto di Piero Di Blasi – compaiono gli oggetti che testimoniano l’arrivo dei nuovi residenti venuti dalla moderna civiltà industriale italiana. Sedie in acciaio e tela e stoviglie e piatti in plastica impongono nuovi standard di funzionalità, relegando nassa, vecchie lanterne ed un grappolo di pomodori a puro elemento di decorazione.

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Panarea: Il “Basiluzzo”. Nello sfondo, da sinistra Stromboli Spinazzola e Basiluzzo. Il 2bisuolo” è uno spazio rettangolare che si apre davanti alla stanza da letto. Coperto da una “loggia” di canna o ginestre, è limitato da un muretto che incorpora fornelli, forno per il pane, lavatoio, l’imbocco della cisterna per l’acqua piovana, un pilastro con nicchia per tenere in fresco l’acqua da bere e vani pieni di terra in cui si coltivano erbe aromatiche.

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Panarea: l’oleandro in fiore. Nonostante la mancanza di sorgenti, Panarea è un’isola verde e fiorita. Il fertilissimo terreno vulcanico e le abbondanti rugiade notturne danno vita a una ricca vegetazione spontanea e permettono agli abitanti di coltivare olivi, mandorli, viti, capperi, piante da frutta e da fiore. L’oleandro fiorisce in continuazione dalla primavera all’autunno, insieme all’altro fiore tipico del sud, l’Hibiscus siriacus. In secondo piano, a sinistra, appesi alla loggia di un “bisuolo”, grappoli rossi di pomodori, piccolissimi ma assai saporiti. Si conservano a lungo e costituiscono l’allegra decorazione della casa eoliana.

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Vulcano: il Porto di Levante. Con il suo piccolo molo e la sua rada naturalmente protetta dai venti, il Porto di Levante è l’approdo più frequentato dalle imbarcazioni private. Il flusso dei turisti attratti dalle bellezze naturali, dalla pace e dalla semplicità di vita nelle Eolie aumenta ogni anno, mentre la popolazione locale è in costante diminuzione. Infatti le limitate risorse locali, l’alto indice di natalità e il miraggio di una vita più comoda hanno determinato una forte emigrazione verso le Americhe e l’Australia. Così l’isola di Vulcano, pur essendo assai estesa, conta meno di 300 abitanti che vivono in un paesino dell’interno.

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Vulcano: le rocce rosse. Sullo sfondo, nuove costruzioni lungo la costa coltivabile. La mitica isola di Eolo e di Efesto conserva drammaticamente intatta la sua apparenza vulcanica. Salvo una breve zona pianeggiante coltivata, essa appare nuda e scabra, costituita da rocce variamente colorate: dal nero al giallo al violaceo al rosso, per la presenza di ossidi ferrosi, zolfo, allume, sale ammoniaco, selenio, tellurio ecc. La bellezza quasi selvaggia dei luoghi e le singolarità geologiche, quali laghetti di acqua e fango bollenti e sorgenti solforose lungo la riva (che permettono di prendere un delizioso bagno di mare caldo), rappresentando una grande attrattiva per chi desidera provare forti e nuove emozioni a contatto con la natura.

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Lipari: Punta della Crapazza. Sullo sfondo, gli scogli di Pietra Minarda e di Pietra Lunga. La costa sud di Lipari, che solo uno stretto braccio di mare separa da Vulcano, è la più selvaggia e pittoresca dell’isola. Narra una leggenda che un tempo Lipari e Vulcano erano unite e che San Bartolomeo compì il miracolo di separarle per liberare i liparoti dall’incubo degli scuotimenti tellurici. Oggi i fenomeni vulcanici sono assai deboli in tutto l’arcipelago e solo a Stromboli e a Salina si sono registrati terremoti. Persistono invece fenomeni secondari che rappresentano un’attrattiva delle isole: fonti termali solforose, soffioni, fumarole.

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Coronamento decorativo all’ingresso di una casa. Semplice, sobria e pur ricca di fantasia, la casa eoliana si vale anche per decorazione di elementi architettonici puri, resi più vivi da asimmetrie “organiche”. Così un arco sbilenco e il prolungamento rastremato di un pilastro compongono sullo sfondo di altre case, candide di calce, un gioco di volumi e di linee astratto, ma ricco di un ritmo profondamente vitale e costituiscono una sorta di “insegna” bizzarra all’ingresso di una abitazione. Ogni isolano è in genere proprietario della casa dove abita, di un po’ di terra e di una barca: è insieme pescatore e contadino.