
Da secoli, chi dice Lipari dice pomice. Una volta la più grande delle isole Eolie (da Eolo, dio dei venti, perché le tempeste in quella parte del Mediterraneo sono abbastanza frequenti) produceva zolfo, acido borico e allume; poi, esauriti quei giacimenti, è rimasta la pomice. La parte nord dell’isola, a picco sul mare in uno scenario allucinante che ricorda le bianche scogliere di Dover, ne è ricchissimaLa pomice, a Lipari, c’è stata da sempre; è un regalo dell’Etna e dello Stromboli che, nella notte dei tempi, hanno creato l’arcipelago con materiale eruttivo: la parte superiore della lava, per un abbondante sviluppo gassoso e il rapido raffreddamento, ha dato origine a una crosta bianca, densa, leggerissima, che è appunto la pomice. Il caratteristico minerale serve, oltre che come abrasivo, per l’industria edile: blocchi di pomice hanno ormai soppiantato in molti lavori i mattoni per la leggerezza e per le qualità antiacustiche e antitermiche. Per questo i lavori di scavo a Lipari sono sempre più intensi, anche se la tecnica è la stessa di cent’anni fa.

Quando un imbuto è ormai esaurito o quando la pendenza delle pareti non garantisce più incolumità degli operai, se ne scava un altro dietro il precedente. La “stagione della pomice” è la primavera-estate. D’inverno il lavoro è sospeso.