L’album dei ricordi: Acquacalda (1960)

acquacal ragusi

di Massimo Ristuccia

Giuseppe Arena

panorama geografico-economico dell’isola di Lipari

Tipografia Giovanni Puglisi 1960

ACQUACALDA

(immagini non del testo ma da mie cartoline, attinenti all’argomento)

Acquacalda è una borgata, frazione del Comune di Lipari. Forse pochi, a parte gli eoliani, sanno di Acquacalda; alcuni si domandano persino se il nome derivi dal fatto che ivi trovasi l’acqua calda o il mare caldo

Niente di tutto questo.

Il nome del paesino in oggetto deriva dal fatto che il mare limitrofo è spesso mosso quindi sembra bollire come l’acqua calda sul fuoco.

Tutte le città e i paesi e i borghi di questo mondo, come le persone, hanno una storia.

Ed anche Acquacalda ha la sua.

Situata nella zona di tramontana dell’isola di Lipari, circa 70 anni fa non era che una località senza case e quindi disabitata. Le sue terre erano di pertinenza del Comune di Lipari e di privati e questi ultimi si recavano colà per raccogliere i frutti che le terre davano o per sfruttare le terre pomicifere; comunque non v’era gente che vi dimorava in permanenza.

Ma verso la fine del secolo scorso ecco che sorgono le prime case e con esse le prime persone si installano per lunghi periodi di tempo, svolgendo preminentemente attività relativa alla lavorazione della pomice.

acquacalda ragusi 1

Nei primi anni del secolo nostro, da parecchie parti della Sicilia e dalle stesse isole Lipari, lavoranti (maschi e femmine), accorsero ad Acquacalda; vi arrivò gente da Librizzi e Montagnareale, da Quattropani e da Pianoconte, da Stromboli e da Patti, ecc.

E i lavoratori che vi giunsero non erano tutti “cavioli” e “pomiciari”; vi si trovarono, tra gli altri, falegnami e contadini, meccanici, ecc.; tutta gente richiamata dal lavoro.

Le industrie si moltiplicarono; sembrò che Acquacalda fosse una miniera per tutti: operai, industriali, Comune di Lipari, commercianti ecc..

Nel frattempo era sorto anche l’ufficio di Poste e Telegrafo; era stata istituita la condotta per il medico e l’ostetrica; i privati avevano istituito un piccolo circolo per una sana ricreazione.

Ma ecco la guerra (1939). Si chiudono i traffici poiché gli Stati esteri non richiedono più la pomice; anche nell’interno diminuisce la richiesta e quel mondo intenso di fervore di opere e di attività che in poco tempo s’era concentrato in Acquacalda tende a scomparire.

Adesso, quel paesino, è sempre lì, con le sue case bianche che guardano il mare, quel mare sempre bollente ma pieno di malinconia.

Quanta gente ha lasciato Acquacalda! Camminando per le sue stradelle non si sente più il rumore dei molini in azione, non si vede un continuo andarivieni.

Qualche cane randagio, qualche vecchio sulla soglia di casa, qualche giovane pescatore con un cappellone dalle larghe falde ti si fanno incontro man mano che procedi per quelle strade che un tempo conobbero l’intensità della vita industriale.

Acquacalda conta circa 500 abitanti; rivolta all’isola di Salina, ha un clima freddo in inverno e caldo in estate.

In inverno vi cresce persino il muschio!

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Nella stagione estiva, il sole la perquote da quando sorge a quando tramonta ed è questo un fattore di grande vantaggio per qualche piccola industria della pomice che ancora vi sussiste. (La pomice può commerciarsi in pezzi o in polvere; questa ultima, una volta escavata, deve essere sottoposta ad un processo essiccativo che viene attuato: con forni elettrici o a carbone; stendendo la pomice su apposite terrazze al sole).

Non vi sono strade nel senso moderno della parola.

V’è soltanto un largo muraglione (4-5 m.) atto a difendere le case dal mare, ed è su di esso che si svolge il maggior traffico poiché costituisce uno stradale.

Per il resto la rete stradale si compone di piccole e strette scalinate e di vicoli che inoltrandosi all’interno, generalmente all’estremità del caseggiato, portano o nelle campagne circostanti o ad altre case più isolate.

I fabbricati si raggruppano verso le estremità del paesino, restando a congiungere detti raggruppamenti un filone di molini e alcune abitazioni.

Non vi sono case che superano il secondo piano; quasi tutte dispongono di una terrazza più o meno ampia.

Non vi sono alberghi, ma il forestiero che si reca colà trova alloggio comunque, presso qualche famiglia.

Niente ristoranti, soltanto qualche piccola bettola che fa anche da trattoria.

Vi sono le due rivendite di tabacchi situate agli estremi lembi del paesino: la zona “S. Gaetano” (più antica) e la zona “grotta delle mosche”.

V’è anche qualche rivendita di generi alimentari, sebbene molti prodotti arrivano direttamente ai consumatori da Lipari o tramite il “postale” da Milazzo o Napoli

L’unica macelleria di cui il paesino dispone è aperta al pubblico il sabato e la domenica, raramente il giovedì.

La piaga dell’emigrazione ha colpito anche Acquacalda. La disoccupazione, il lavoro mal retribuito, il lavoro pericoloso, la psicosi della grande città e il fascino dell’avventura in luoghi lontani dal paese natio, sono tutti fattori che hanno contribuito a spopolare il paesino.

Gli artigiani più provetti (barbieri, falegnami, calzolai, ecc.) e molti braccianti sono emigrati per portarsi in altri luoghi (estero, nord Italia) di più sicuro avvenire.

Adesso, non vi restano che pochi uomini giovani, dei vecchi, dei ragazzi ( che pensano ad andar via) e donne.

Quasi tutti quei “superstiti alla emigrazione” svolgono una loro attività: pesca, caccia, lavorazione della pomice, commercio pastorizia, ecc..

La caccia non può considerarsi un’attività primaria; comunque a volte è produttiva.

Ma più importante è la pesca.

I pescatori di Acquacalda si spingono nel canale di Salina, nelle acque di Stromboli, Panarea, Basiluzzo, ecc.; spesso si recano “sotto i tivuli”, dietro Lipari, o rimangono nelle acque antistanti al paesino.

Si pesca con le reti o con le lenze o con le “nasse”; i pesci più comuni sono: polpi, totani, calamari, topi di mare, aragoste, gamberi.

Se il pesce pescato è molto lo si spedisce a Lipari o direttamente a Milazzo o Messina; se si tratta di cosa limitata viene smerciato sul posto, quasi sempre nella stessa spiaggia, poiché quando si vedono arrivare le barche coloro che vogliono del pesce si recano a riva per acquistare.

Per quanto riguarda l’agricoltura dirò subito che non sono grossi proprietari terrieri, e tanto meno esistono nei dintorni fattorie modello.

Predomina la proprietà “polverizzata” e coloro che sono proprietari di qualche ara o ettaro di terra, vi profondono ogni cura poiché quel minuscolo podere rappresenta una fonte di reddito.

La terra di Acquacalda è una terra bianca, di natura pomicifera, che immagazzina l’acqua piovana ( non esistono in quella zona sorgenti) e quindi si presta bene per ogni tipo di coltura.

Vi alligna la vite e l’olivo; spesso si trovano disseminati alberi di fico e di ficodindia.

Le terre che sono più riparate dalle intemperie (la tramontana e il vento impetuoso) vengono seminate a fave, fagiolini, piselli, zucchine e verdure varie.

Qualche pezzo di terra è adibito a pascolo.

Del commercio v’è poco, anzi niente da dire.

L’industria resta sempre l’attività più importante.