Il presepe vivente di Leni

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Michele Merenda

SALINA – Salina si conferma esempio di aggregazione sociale e di confronto interculturale. Per il ventunesimo anno il Comune di Leni organizza quello che è di fatto uno dei patrimoni di tutta l’isola: il presepe vivente. Si tratta di un bel regalo a tutti gli isolani, che muta di volta in volta anche in virtù delle differenti zone scelte durante le varie annate, offrendo così uno spettacolo sempre nuovo e mai uguale a se stesso. Un’idea che ha portato ad allestire anche parti di territorio molto ampie. Quest’anno, il “teatro” che ha ospitato la rappresentazione (l’ultima il 5 gennaio) è stato il vecchio frantoio restaurato ed inaugurato lo scorso dicembre, con tutta la zona circostante, dove sono stati ripresi antichi mestieri e cucinato i tipici dolci natalizi.

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La costante di questo lavoro così impegnativo, che coinvolge ogni anno tante persone, va ricercata nella scrupolosa organizzazione che ha costantemente cura dei più piccoli particolari. Organizzazione portata avanti da Agata Pollicino, oggi vicesindaco delle municipalità salinese. «La prima edizione del presepe vivente – ci ha detto l’organizzatrice – nasce per caso nel 1995. Un’idea bizzarra e complicata: realizzare un presepe che da Leni arrivasse a Rinella (frazione marinara del Comune), giù per la mulattiera. I partecipanti erano così tanti – ha scherzato la vicesindaco – che quasi mi mancava la gente per fare il pubblico! Dopo 21 anni è ancora forte il desiderio di continuare; il ricordo dei più anziani che oggi non ci sono più, mi dà la giusta spinta per riprovarci. Penso al loro orgoglio, alla grinta che avevano mentre sfoggiavano i mestieri più antichi».presepe leni

Ma nel frattempo il progetto ha avuto una sua evoluzione, coinvolgendo anche il resto dell’isola e persino gli extracomunitari immigrati in loco. «Oggi – ci spiega Agata Pollicino – il gruppo dei figuranti è composto in modo diverso; non da soli lenesi, ma da abitanti di tutta Salina. Un gruppo ulteriormente nobilitato dalla partecipazione dei nostri amici maghrebini, speciali e generosi nell’offrire i profumi e i sapori della loro terra, eccellenti quanto i nostri, preparati con cura dalle instancabili massaie. Un presepe ricco di emozioni: le luci, i colori, le ombre e la musica realizzano un’atmosfera surreale. Ma è anche un presepe – conclude la Pollicino – che racconta il passato e vive il presente sotto il segno di una civile convivenza tra popoli diversi negli abiti… ma uguali nel cuore».