E’ morto il cardinale Capovilla, grande amico delle Eolie

di don Giuseppe Mirabito

mons. Loris Capovilla

E’ giunta oggi pomeriggio la ferale notizia della dipartita di S. Eminenza il Sig. Cardinale Loris Francesco Capovilla. L’illustre porporato, “reliquia vivente di San Giovanni XXIII” , si è spento in Bergamo alla veneranda età di 100 anni.

Grande amico delle nostre Isole e appassionato frequentatore. Giunge per la prima volta a Lipari, invitato dall’AmministratoreApostolico S. E. Mons. Salvatore Di Salvo nel 1976. In quell’anno, il 7 luglio, ordina Diacono, nella Cattedrale di Lipari, don Bruno Maiorana.

Ritorna nelle Isole Eolie, invitato dall’allora Parroco di Canneto, Mons. Gennaro Divola, il 16 giugno 1983. Nella solenne Eucaristia celebrata a Canneto, detta una Omelia avente come tema: “Venne un uomo mandato da Dio ed il suo nome era Giovanni”.

Ritorna a Canneto nel Gennaio del 1990. Celebra il 6 gennaio la S. Messa dell’Epifania ed inaugura al crocevia di Calandra una stele votiva dell’Immacolata. Quella sera visita a Vulcano “il Presepe Vivente”. L’indomani, Domenica 7 gennaio nella festa del Battesimo di Gesù, celebrando l’Eucaristia amministra il Battesimo a due bambine della Parrocchia.

Giunge ancora a Lipari nella ricorrenza della sua “Messa d’Oro”: è il 1990. Il 22 Maggio, il Consiglio Comunale di Lipari gli conferisce la Cittadinanza Onoraria al termine di un suo magistrale intervento sulla “Pacem in terris”. Il 23 maggio 1990, celebra a Canneto il 50° di Sacerdozio. Visita, nei giorni a seguire i Santuari Mariani delle Isole: la Catena a Quattropani ed il Terzito a Val di Chiesa Leni. Conclude a Canneto Domenica 27 Maggio 1990 con la Solenne Eucaristia di Prima Comunione.

Da Sotto il Monte Giovanni XXIII sempre attento a ciò che accadeva nelle Eolie di cui si vantava di esserne Cittadino.

Voglio ricordarlo ai tanti che qui a Lipari lo hanno conosciuto con queste parole, scaturite dal suo sacerdotale cuore «La Chiesa ha condannato gli errori ora si guarda attorno, ma che cosa deve proporre al mondo di oggi: castighi, anatemi, scomuniche? No. Pur partendo dalla constatazione di un mondo che è malato, ma non ha una malattia terminale, propone una medicina. La medicina della misericordia»