Dalle cave di pomice al confino politico, dagli archivi alla riscoperta di Jaures Busoni: il professor Giuseppe La Greca racconta una vita trascorsa a cercare uomini, documenti e vicende capaci di restituire alle Eolie la profondità della loro storia
di Alessio Cioni
La storia di un’isola non è soltanto quella che compare nei libri o nei monumenti. Può essere nascosta in una fotografia, in una lettera, in un documento rimasto per decenni dentro un archivio. Per Giuseppe La Greca, storico e studioso delle Eolie, la ricerca è diventata nel tempo un modo per attraversare Lipari oltre l’immagine turistica, seguendo le tracce degli uomini e delle vicende che ne hanno costruito l’identità.
La sua passione nasce negli anni Novanta, quando, da assessore del Comune di Lipari, si occupò delle cave di pomice e delle Terme di San Calogero. Cercando materiali per approfondire quelle realtà, si accorse che mancavano studi organici su alcuni periodi della storia eoliana. Molti lavori si erano fermati al Medioevo o ai secoli XVIII e XIX. Cominciò così a raccogliere documenti, elaborare relazioni, cercare fonti. Quell’esperienza amministrativa diventò l’inizio di una ricerca destinata a proseguire per decenni.
Le carte che cambiano il volto di un’isola
Gli archivi gli hanno restituito nel tempo scoperte capaci di modificare la prospettiva sulle Eolie: la spedizione pisana del 1035, una lettera di Giuseppe Garibaldi alla comunità eoliana del 1860, la ricostruzione degli anni della guerra del 1718-1719 e una fotografia del 1908 raffigurante l’interno della città fortificata di Lipari, ritrovata nel 2009.
«L’elenco sarebbe molto lungo», racconta. Perché la ricerca storica, per La Greca, non procede verso una conclusione definitiva. Ogni documento trovato può aprire una nuova domanda.
«La prossima scoperta è sempre quella che considero speciale».
È una frase che racconta bene il suo rapporto con gli archivi: non la soddisfazione di avere trovato una risposta, ma la curiosità di capire quale altra storia possa ancora emergere.
Una Lipari lontana dalla cartolina
Nei suoi libri appare una Lipari diversa dalla cartolina. Un’isola attraversata dalla sofferenza, ma anche dalla speranza, dagli incontri, dagli ideali e dalla capacità delle persone di aiutarsi.
La vicenda di Filicudi nel 1971, la rivolta del 1926, i legami della diaspora eoliana e la devozione comune per San Bartolomeo raccontano una comunità nella quale la solidarietà ha rappresentato spesso una forma concreta di resistenza alle difficoltà.
Da qui nasce anche il valore dei Percorsi del Confino, progetto pensato da La Greca con tre obiettivi precisi: mostrare agli abitanti una Lipari scomparsa, far rivivere ai discendenti dei confinati i luoghi attraversati dai loro antenati e trasformare questa eredità in una nuova opportunità culturale per l’isola.
Ha accompagnato personalmente alcuni discendenti nei luoghi del confino e ne ha visto l’emozione. Ma quei percorsi possono avere anche un’altra funzione: contribuire a destagionalizzare il turismo, affiancando al mare un’offerta legata alla cultura, alla ricerca e alla storia.
Una pagina che parla ancora al presente
Il significato del confino, tuttavia, non si esaurisce nella ricostruzione del passato. Per La Greca riguarda direttamente il presente.
La libertà, la democrazia e la Costituzione repubblicana non sono state concessioni. Sono state conquistate da milioni di italiani che si opposero al fascismo e al nazismo, pagando spesso un prezzo altissimo. Francesco Fausto Nitti, Emilio Lussu, Carlo e Nello Rosselli appartengono a quella generazione di uomini che sacrificarono gli anni migliori della propria vita per la libertà, la giustizia e una società più equa. Carlo e Nello Rosselli furono assassinati per ordine fascista.
Per questo La Greca considera necessario continuare a raccontare quella stagione. Non per trasformare la storia in una celebrazione, ma per comprendere quanto siano fragili i valori democratici quando vengono dati per acquisiti.
Le parole della Rivoluzione francese — libertà, uguaglianza, fraternità — conservano, secondo lui, una forza capace ancora di inquietare chi difende privilegi e posizioni di potere. La risposta deve essere democratica: difendere i diritti, contrastare razzismo e fascismo, costruire una società fondata sull’uguaglianza e sulla solidarietà.
Jaures Busoni e i legami con l’isola
Dentro questa vicenda emerge la figura di Jaures Busoni, che La Greca considera uno dei testimoni più importanti della colonia confinaria. I suoi scritti raccontano le condizioni reali della vita a Lipari e contribuirono a stimolare, negli anni Ottanta, le prime iniziative del Centro Studi Eoliano dedicate a questa pagina della storia.
Busoni contribuì così a restituire dignità a una vicenda che qualcuno avrebbe voluto cancellare o ridurre a una semplice villeggiatura.
Ma il rapporto tra confinati e popolazione locale non si fermò ai rapporti occasionali. Busoni sposò una donna liparota e, secondo le ricerche di La Greca, furono più di venti i matrimoni tra confinati e ragazze dell’isola. Molti confinati tornarono poi a Lipari durante l’estate, mantenendo rapporti con le famiglie e con il territorio. Tra loro ci fu Giuseppe Persiani, che scelse di vivere stabilmente sull’isola e contribuì alla crescita della sinistra nelle Eolie.
La Greca lo conobbe nella quotidianità, anche come bidello della scuola elementare. È attraverso figure come Persiani che la grande storia assume un volto concreto.
Dai documenti agli uomini
La Greca non considera la storia una semplice raccolta di date. Per far parlare un documento bisogna provare a ricostruire la vita che lo circondava. Per questo legge molto, confronta le fonti, studia la quotidianità e trova un aiuto anche nella sua passione per i romanzi storici.
«Ogni storia deve essere raccontata», è il principio che accompagna questo metodo. Non soltanto quella dei protagonisti più celebri, ma anche quella degli operai, degli impiegati, delle famiglie e delle persone comuni. Le loro testimonianze dimostrano che l’opposizione a una dittatura non fu soltanto opera di pochi personaggi entrati nei manuali, ma coinvolse uomini e donne capaci di compiere scelte difficili.
Anche la partecipazione ai premi letterari nazionali è nata da questa esigenza. La Greca voleva confrontare i propri testi con quelli di altri autori e capire se avessero la qualità necessaria per essere pubblicati. I riconoscimenti hanno inoltre contribuito a portare la conoscenza delle Eolie fuori dall’ambito locale, favorendone la diffusione e trovando nuovi canali editoriali.
Una ricerca ancora aperta
Oggi la tecnologia può aiutare a raggiungere i giovani, ma non può sostituire la profondità della lettura e dello studio. La Greca guarda con interesse alle nuove generazioni che, anche attraverso gli strumenti digitali, stanno cercando nuovi modi per raccontare il territorio. Sostenerle
La domanda che accompagna ancora il suo lavoro d’archivio è sempre la stessa:
«Cosa c’è da scoprire, cosa non sappiamo delle nostre isole?»
La risposta è che molto resta da conoscere: nuovi documenti, nuove figure, nuove vicende. Anche periodi apparentemente studiati possono essere riletti alla luce delle scoperte successive.
Se dovesse scegliere una sola figura da raccontare a uno studente, La Greca indicherebbe ancora Giuseppe Persiani: un uomo che combatté per libertà, giustizia e uguaglianza senza chiedere nulla per sé e che fece della propria esistenza un esempio di abnegazione.
Forse il senso dell’intera ricerca di La Greca sta proprio qui. Non soltanto nel riportare alla luce ciò che è stato, ma nel fare della conoscenza uno strumento per proteggere ciò che ancora siamo.
Nel 580 avanti Cristo, i Greci che rifondarono Lipari ricevettero dalla Pizia di Delfi una missione: «Difendere Lipari dal barbaro».
Oggi, per La Greca, quel barbaro può avere un altro volto: quello dell’ignoranza, dell’oblio, della perdita di consapevolezza.
E allora, dopo una vita trascorsa tra archivi, libri, documenti e uomini, la definizione che sceglie per sé è anche la più semplice. «Vorrei essere ricordato come un difensore delle Eolie».
È questa la definizione più autentica di una vita dedicata alla ricerca: difendere un luogo non soltanto dalle minacce che arrivano da fuori, ma anche dall’oblio che può consumarne, lentamente, la memoria e l’identità.










