di Davide Cortese
A Roma ho avuto il piacere di partecipare a “Le Eolie si svelano ai giornalisti stranieri”: un evento organizzato da Brand Eolie a Palazzo Grazioli, presso l’Associazione della Stampa Estera, un luogo dove da lungo tempo il racconto dell’Italia si fa mondo. Non è stata una presentazione turistica. È stato un viaggio sensoriale pensato per i corrispondenti da tutto il mondo, un mosaico dove ogni tassello raccontava una peculiarità di questo arcipelago: la forza primordiale dei vulcani e l’eterno fascino del mare, le stratificazioni di civiltà che hanno eletto queste isole a sentinelle del tempo, i sapori netti della cucina isolana, figli di una terra lavica che regala vini eroici e profumi indimenticabili.
Questo incontro ci ha riportati a quell’estetica sospesa che da sempre incanta poeti, registi e sognatori. In questo contesto di scambio internazionale, dove l’identità eoliana incontrava lo sguardo curioso del giornalismo globale, sono stato invitato a dare voce alla poesia.
E ho letto questi miei versi tratti da “Vientu”:
E O L I A N O
Appartengo ai gelsi rossi, alle felci, all’uva.
Sono della foglia tonda del cappero,
del bianco e viola del suo fiore.
Sono del geco e del vulcano.
Appartengo al sole,
alla sabbia nera, al mare, alla medusa,
alla pomice che non affonda,
all’ossidiana che trattiene il buio.
Alle mie isole, al blu.
Io appartengo al blu.
Appartengo al fuoco,
all’estate, ai rovi, alle more.
Appartengo al vento,
a ciò che non muore.











