I proprietari dei locali intervengono dopo le numerose reazioni alla chiusura dello storico esercizio: «La crisi nasce da difficoltà finanziarie precedenti al Covid. Abbiamo cercato soluzioni, ma ogni proposta è stata respinta»
La chiusura dell’edicola-libreria continua ad alimentare il dibattito e, dopo i numerosi interventi comparsi sui social, sulla stampa e anche in televisione, arriva la presa di posizione della famiglia Sparacino, proprietaria dei locali che ospitavano l’attività.
In una nota dai toni molto duri, la famiglia precisa di avere scelto inizialmente il silenzio, per rispetto della storia e del legame affettivo che per tanti anni ha unito la comunità a quel luogo. «Comprendiamo la nostalgia e la tristezza di tutti – scrivono – perché anche noi siamo cresciuti tra quei fumetti e quei libri».
Secondo gli Sparacino, però, nelle ultime settimane sarebbe stata proposta una ricostruzione della vicenda che non corrisponderebbe alla realtà dei fatti. Da qui la decisione di intervenire pubblicamente per fornire la propria versione.
Il nodo principale riguarda le ragioni che hanno portato alla conclusione dell’attività. La famiglia sostiene che la crisi dell’edicola-libreria non sia riconducibile alla pandemia da Covid, ma affondi le proprie radici in una situazione di difficoltà finanziaria precedente.
«Abbiamo cercato negli anni di fare da cuscinetto, accettando acconti e mostrando una pazienza che solo un profondo legame poteva giustificare», affermano i proprietari.
Gli Sparacino raccontano inoltre di avere avanzato diverse ipotesi per consentire la prosecuzione dell’attività, tra cui il ridimensionamento dei locali, oltre a trattative, transazioni e mediazioni con il coinvolgimento di professionisti. «Ogni mano tesa è stata respinta», sostengono.
La famiglia contesta quindi quella che considera una narrazione eccessivamente legata alla dimensione emotiva della vicenda, nella quale la proprietà sarebbe stata rappresentata come responsabile della fine di un’attività diventata negli anni un punto di riferimento per la comunità.
Nella nota non mancano critiche anche nei confronti di quanti, in questi giorni, hanno manifestato pubblicamente solidarietà al gestore dell’edicola-libreria. «Per anni vi siete serviti di questo posto, conoscendo le difficoltà», scrivono gli Sparacino, contestando quello che definiscono il tentativo di trasformare oggi alcuni soggetti in «mecenati» della cultura locale.
Particolarmente forte il passaggio dedicato a Mimmo, il gestore dell’attività: «Mimmo non ha mai avuto aiuto da nessuno di voi», afferma la famiglia, sostenendo di aver garantito nel corso degli anni una forma di sostegno «in silenzio e a nostre spese».
La conclusione è un appello al rispetto, più che una richiesta di solidarietà: «Non cerchiamo commiserazione. Esigiamo però rispetto per il nostro lavoro, per i nostri cari, per i nostri figli e per la verità».











