Basile e Neri: si lotta solo per la prevendita nelle “guerre del sabato sera”

di Sara Basile – Rosellina Neri

Care Liparote e cari Liparoti,

“l’anno vecchio è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va”. Quale sarebbe secondo voi la parola che potrebbe al meglio descrivere lo scenario dell’isola di questi ultimi anni e di quello che abbiamo appena salutato?

Secondo noi, le parole chiave sono: emergenza, precarietà, degrado, abbandono, incapacità e apatia. Attenzione! queste parole per noi hanno un solo grande destinatario: la comunità.

Ma la comunità esiste ancora? O c’è solo il fantasma che appare nei tavolini dei bar per l’aperitivo?

Secondo noi, la comunità c’è, ma manca il verbo. Il verbo “fare”: fare comunità. Il verbo è la parte attiva del discorso, l’azione che il soggetto compie e quindi il problema sembra essere proprio il soggetto.

Un soggetto che si serve dell’emergenza, che vive nella precarietà, che giace nel degrado, che viene abbandonato e abbandona, che si crede capace, ma di fatto non lo è e che trasuda apatia. Un soggetto stanco, stremato, dilaniato da un sè che vuole essere altro, in quanto non dispone più di nessuna possibilità. La nostra verosimile paura è che dall’essere stanchi, si finisce per essere esausti, cioè non più capaci di “possibilizzare”.Questo stato dell’essere, ormai cronicizzato della nostra piccola comunità, comporta di riflesso un lassismo che si traduce in menefreghismo di tutta quella” parte alta” che fa di noi spettatori passivi di un perfido gioco di prestigio. E’ il gioco delle tre carte, puntano alla distrazione, e noi siamo distratti. Come i bambini, siamo lietamente addolciti e rincuorati dalle solite paroline di conforto; quelle paroline da giuridico mediocre, incolore, insapore, ma in grado di sopirci con il loro “effetto placebo”: Proroga, rinvio, inagibilità, contenzioso, “ci stiamo lavorando”, “ci accingeremo”, ” non ci sono soldi, ma..” , ” è colpa dell’amministrazione precedente”, “non è di nostra competenza”.

Si tira a campare, assistiamo ad un indebolimento della collaborazione fine a se stessa, che non riesce ad essere lontana dalle logiche dello scambio con doppio fine, al guadagno personale, che ormai è l’atteggiamento esemplare che si tramanda da padre in figlio.

Care giovani Liparote e Cari giovani Liparoti, abbiamo mai veramente lottato per qualcosa di “comune”? O siamo solo in grado di battagliare per il prezzo di una prevendita nelle “guerre del sabato sera”? Il lunedì mattina, oltre a fare un resoconto di quale discoteca ha vinto in termini di “macello”, avete mai pensato a cosa manca, a cosa ci hanno tolto e ci toglieranno ancora o, a che regalo farvi? Ci siamo mai fatti un regalo? Che valore date alla vostra identità? L’identità eoliana, tanto esaltata con i forestieri ( non siamo italiani, né siciliani, siamo Eoliani!) si dilegua, svanisce, sfuma al solo finire della stagione estiva?

Questo 2015 si è concluso con una bottiglia di spumante e con l’ennesimo “ non c’è niente da fare”. Vi va di PENSARE? Vi andrebbe di fare manutenzione e costruire ex novo buoni propositi collettivi per il 2016?

“Nun famo come er sole, movemose!” Cit. Galileo