di Sandra Sassone
Oggi è mancato don Pietro, un uomo che si è naturalizzato a Panarea e ne ha vissuto da protagonista tutte le fasi della sua crescita.
La sua lunga, ma non abbastanza per tutti noi, vita ha visto la trasformazione di un’isola, la crescita dei suoi abitanti, lo sviluppo di un turismo particolare, e tante tante albe sul mare.
Credo che, tranne il pescatore, don Pietro abbia svolto tutti i lavori possibili.
Amava raccontare di essere arrivato da ragazzino con il suo papà sull’isola e di aver trasportato pietre sulle spalle o con una carriola con la ruota quadrata… Eppure questa prima esperienza, difficile e pesante per un bambino, non gli aveva distolto l’attenzione al fare e a sviluppare iniziative.
La sua giornata cominciava prima dell’alba e terminava assai dopo il tramonto.
Ma il sorriso e l’ironia non venivano mai meno nei suoi occhi e nelle sue parole e affrontava le fatiche con la gioia e la consapevolezza di creare qualcosa che poi sarebbe rimasto.
Che dire poi della sua attenzione, schiva e gentile, verso le persone. Un piccolo gesto, qualche fico raccolto e offerto silenziosamente, rami di bouganville portati al bar per un tocco di naturalezza, un passaggio offerto sulla sua piccola ape per alleviare la salita del malopasso…piccoli gesti di un grande cuore.
Il lascito di quest’uomo alla sua isola è tanto grande quanto gli eredi e i conterranei sapranno portarlo avanti.
I figli ed i nipoti, e tutti gli amici, che oggi vivono un dolore profondo, siano consapevoli di quanto realizzato dal nulla, e tutti, indistintamente, oggi rendano omaggio a Pietro, la pietra su cui Panarea ha ancorato le sue radici, che ora riposa nel suo paradiso.










