Scrivevano sulle Eolie

I bei tempi che furono nelle testimonianze di grandi giornalisti

A cura di Massimo Ristuccia

Gin Racheli in Eolie DI VENTO E DI FUOCO:

Scopriamo le Eolie prima di vederle, le scopriamo dentro di noi come splendida occasione per quel viaggio nella Natura, nella Vita, nel profondo, che non può compiersi mai senza una ferma volontà…….

(qui mi permetto di modificare, “aggiornando”, lo stralcio del testo)

Un grave fenomeno è il comportamento di “certi” turisti, che somigliano a devastatrici cavallette che lasciano dietro di sé un pietoso immondezzaio, danni e schiamazzi!

……qualsiasi progetto di intervento, discorso politico, iniziativa, pensiero deve essere il bene e lo sviluppo della comunità che vive e risiede in ciascuna isola; ogni comunità è sovrana e non può essere strumentalizzata a fini esterni. La garanzia più possibile per la realizzazione di tale principio base sta nel grado di autonomia possibile delle comunità stesse……

Occorre agire enfatizzando tutti i valori dell’arcipelago; l’interesse vulcanologico e quello storico-archeologico, entrambi di portata mondiale; la forza e la bellezza del mare che si prestano assai più a una vita di nobili sport marinari piuttosto che ad una generalizzata e snervante vita di spiaggia; la presenza di fonti termali a Lipari e Vulcano. Da ciò traggono alimento forme di turismo più selettive quali viaggi di studio, congressi, scuole di vela e sport marini, termalismo, escursionismo guidato……………….

LE ISOLE DEL VENTO E DEL FUOCO dal nostro inviato Piero Studiati Berni LE VIE D’ITALIA N. 3 MARZO 1966:

…..E poi l’estate, con la possibilità di un buon guadagno concentrato in poco tempo; un’idea confusa dell’economia e l’importanza di quelle che sono le necessità primarie di un turismo anche poco esigente; una mancanza assoluta di ambizioni e di programmi lungimiranti; soltanto l’urgenza e quella molto chiara, di guadagnare il più possibile perché il tempo delle “vacche grasse” dura soltanto un paio di mesi……

La Stampa (Stampa Sera) Martedì 2 – Mercoledì 3 agosto 1966. Ugo Buzzolan.

Anche nelle favolose Eolie la barbarica offensiva del cemento.

Qualcosa sta mutando, il turismo corruttore ha già rotto l’antica e solenne quiete –Sulle spiagge si ode il raschiante strepito delle radioline – A Vulcanello è stato aperto un night club – Rimane tuttavia il pittoresco spettacolo dei “tipi” tra cui emergono sempre come protagonisti gl’incredibili baroni siciliani……

Paradiso terrestre delle Eolie

DOVE NON CI SONO NE’ SNOB FRENETICI NE’ JUKE-BOX . LA STAMPA 19.08.1959 . di Francesco Rosso:

…..Si desiderano, ad esempio, comunicazioni rapide, ma per giungere più presto al desiderato paradiso del silenzio. A ciò provvedono gli aliscafi, modernissimi, veloci, confortevoli mezzi di comunicazione che collegano le Eolie a Messina e Palermo con corse frequenti. Ma non appena si è scesi dall’aliscafo, il desiderio di abbandonarsi all’inerzia e buttar via gli abiti cittadini si fa urgente. A Vulcano, come a Lipari, Stromboli e Panarea, non esiste il problema dell’etichetta mondana, si trascorrono le ventiquattro ore del giorno in costume da bagno, quasi in un ‘ideale ritorno alla nudità dell’infanzia umana. La sensazione di assistere sensibilmente alla trasformazione della materia in energia, è viva ad ogni istante nello spettacolo di questa natura che cerca ancora la sua forma definitiva……..

Il paradiso terrestre delle Eolie ha, nel rovescio, la configurazione di un inferno che non si rassegna a chiudere bottega. In queste zone, tutto sembra avverso all’uomo, gli aridi sconvolgimenti di rocce stanno protesi nel mare d’un azzurro senz’ombra come immagini del dolore terrestre pietrificato; però, appena si aggira un aspro ronchione su cui i residui di zolfo, rame e ferro affiorano col giallo, il verde, il rosso acceso, il paesaggio muta, pecore e capre scattano sui dirupi a brucare la dura erba cresciuta tra gli anfratti dell’arida lava, e se il pastore che le vigila imboccasse la fistula di canna, l’illusione che il Dio Pan sia tornato a circolare da queste parti sarebbe perfetta. Di mano in mano che si sale verso l’altipiano, la vegetazione infoltisce, i vigneti distillano nel sole l’uva passolina per quella malvasia di Lipari, dolcissima e forte, che qui servono ancore, in piccoli bicchieri di cristallo opachi per gli anni, per la bonne bouche al termine del pranzo. Sull’altopiano si distende il bosco di ginestre, alte e fronzuta come pini, tutte fiorite di giallo e grevi di profumo. Tra i duri alberi che scovano umori anche nelle rocce, una sola voce sa farsi sentire, quella del vento che sussurra trai rami fioriti; il resto è silenzio, pace, immensità luminosa.