La festa del patrono San Bartolomeo si è conclusa, come da tradizione, con uno spettacolo pirotecnico che ha lasciato migliaia di persone con il naso all’insù. Nelle immagini di Astrid Pellizzari, il Falco delle Eolie, Gabriele Costanzo e del fotografo Vitagliana, luci, colori, esplosioni e potenti boati hanno regalato un finale suggestivo e spettacolare, capace di richiamare e coinvolgere un pubblico numeroso.
Uno spettacolo certamente bellissimo, come quello effettuato durante la processione, ma anche costoso e, quest’anno, particolarmente potente. Ed è proprio su questo aspetto che, sempre più spesso, l’opinione pubblica si divide: da una parte c’è chi considera i fuochi un elemento irrinunciabile della festa, una tradizione che crea emozione e senso di comunità; dall’altra cresce chi si chiede se una spesa importante e un impatto così forte siano ancora giustificati. Il problema non riguarda soltanto il rumore percepito dalle persone. Per molti animali, infatti, i botti rappresentano una vera fonte di paura e stress. Cani e gatti possono reagire con panico, tentare la fuga e perdere l’orientamento; anche gli uccelli e la fauna selvatica possono essere disorientati dalle improvvise esplosioni e dai lampi.
Il punto, forse, non è stabilire semplicemente se i fuochi siano “belli” o “brutti”. Sono indubbiamente belli e fanno parte della tradizione di molte feste patronali. La domanda è piuttosto se sia possibile conservare quella tradizione rendendola più rispettosa di chi vive la festa in modo diverso, compresi gli animali. E si può fare sicuramente , prevedendo una soluzione ( e ce ne possono essere) che accontenti tutti nel bando di affidamento dei festeggiamenti.
Questi crolli di calcinacci, da una facciata già precaria del palazzo Asp al corso, da cosa sono stati provocati ?











