Per anni, il rumore notturno causato dai locali e dagli schiamazzi in strada è stato considerato un “male necessario” della vita urbana o, al massimo, un problema di difficile risoluzione. Tuttavia, la sentenza n. 9566/2025 del Tribunale di Milano segna un punto di non ritorno: il Comune è responsabile se non tutela il riposo dei cittadini. Come si legge su brocardi.it , il caso nasce dalle proteste dei residenti di una zona densamente popolata di locali, esasperati da decibel ben oltre la soglia della normale tollerabilità. La novità non risiede solo nell’accertamento del rumore, ma nel fatto che il giudice ha individuato una responsabilità diretta dell’amministrazione comunale per non aver adottato misure di vigilanza e contenimento efficaci.
I pilastri della sentenza
La decisione si basa su alcuni principi giuridici fondamentali che proteggono il cittadino:
Diritto alla salute e alla vita privata: Il rumore eccessivo non è solo un fastidio, ma una lesione del diritto alla salute (art. 32 Cost.) e del diritto al rispetto della vita privata e familiare (Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo).
Inerzia della Pubblica Amministrazione: Il Comune non può limitarsi a emettere ordinanze “sulla carta”. Se i controlli mancano o sono inefficienti, l’ente pubblico viene meno al suo dovere di garantire l’ordine pubblico e la quiete.
Risarcimento del danno: Per la prima volta in modo così netto, viene riconosciuto un risarcimento economico per il danno non patrimoniale , nella fattispecie di circa 250 mila euro (stress, perdita di sonno, peggioramento della qualità della vita) anche in assenza di una patologia medica conclamata. Il risarcimento tiene conto anche del deprezzamento degli immobili.










