Maria Carnevale: “appellarsi alla comunità marocchina potrebbe rivelarsi utile”

Riceviamo dalla prof.ssa Maria Carnevale una nota per Pietro Lo Cascio :

Caro Pietro,

in un primo momento avevo pensato di non inviare ai giornali on line le mie considerazioni su quanto a tua firma apparso stamane circa la questione “comunità marocchina”, sollevata dalla Consulta giovanile di Lipari, ma poi la mia naturale predisposizione alla disquisizione (sono un ex insegnante!) ha preso il sopravvento.

Fermo restando che la mia è posizione individuale di semplice cittadina e che non so neanche chi sono tutti i rappresentanti della Consulta, mentre so perfettamente chi sei tu e quanto ne stimo intelligenza e capacità, sento il bisogno di intervenire, e non del tutto a favore di quel che scrivi.eolian-shuttle260

Certo, democrazia vorrebbe uguaglianza, ma tu ben sai che uguaglianza non c’è senza che siano rimosse tutte le strutture culturali di partenza, quindi senza formazione civica e sociale, senza cioè quel che è propedeutico all’integrazione.

In questo specifico caso, appellarsi alla collaborazione della comunità marocchina che a Lipari detiene anche un Imam contravviene, è vero, al principio democratico che tu hai evidenziato, ma potrebbe risultare utile anche al processo di integrazione della stessa, in quanto, ancor più di quanto già fa col proprio lavoro, si sentirebbe parte attiva nel tessuto morale del paese in cui ha scelto di vivere, contribuendo pertanto alla sua sicurezza.

Proteggerebbe in tal modo anche i propri membri con regolare permesso di soggiorno, e forse si riuscirebbe a mettere un freno a tutto il lavoro nero di cui si servono i tanti eoliani che l’uguaglianza concreta non sanno dove sta di casa.

In altre occasioni (vedi i fatti occorsi dopo la mattanza di Charlie Hebdo) la comunità islamica di Lipari è stata chiamata a manifestare il suo dissenso da quanto compiuto da individui appartenenti alla loro religione e cultura, e due o tre extracomunitari locali si sono recati al gazebo organizzato in piazzetta delle Lettere, o “alla Palma” che dir si voglia. C’ero anch’io.

Un abisso tra le due situazioni, ma credo si capisca cosa cerco di esprimere.

Un’ultima considerazione. Quando di un reato di qualsiasi natura è responsabile un indigeno, è molto più facile appellarsi alla collaborazione della famiglia, o di un gruppo sociale, politico, sportivo di appartenenza.

Inutile ribadire che parlare lingue differenti non aiuta.

Con affetto,

Maria

 

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