Michele Merenda
SALINA – Il comune di Malfa, in collaborazione con la “Fondazione Salina” e l’associazione “Didime ’90”, ha presentato nei locali di Palazzo Marchetti “Inferno di Fango 2009-2011. Le alluvioni a Messina e Provincia” (Città del Sole Edizioni), primo libro del giornalista messinese dell’Ansa Gianluca Rossellini. L’evento, avvenuto domenica scorsa, rientra nella kermesse “Programma estate 2014”. Il testo, come dice il titolo stesso, tratta delle disastrose alluvioni che dal 2009 al 2011 hanno devastato le frazioni di Messina e i comuni della sua provincia; un mare di melma che ha letteralmente sotterrato case, auto, negozi, aziende e vite umane. Quattro “inondazioni” che in tre anni, stando ai dati riportati, hanno provocato 40 vittime, tra le quali quattro bambini di età compresa tra i due e i dieci anni, decine di feriti, 800 milioni di euro di danni, nonché migliaia di sfollati. Tutto questo nell’indifferenza delle istituzioni nazionali, secondo l’autore.
Gianluca Rossellini (collaboratore, tra gli altri, anche de “Il Messaggero” e “Radio Vaticana”) nel suo scritto ripercorre i tragici fatti con un’autentica inchiesta capace di raccontare quei giorni disastrosi, evidenziando le gravi mancanze nel controllo del territorio e nella prevenzione. «Ho seguito da vicino come giornalista tutti questi catastrofici eventi – ha dichiarato Rossellini -, osservando come borghi dove la vita scorreva tranquilla si sono poi trasformati improvvisamente nel teatro di un inferno. Non lo dimenticherò mai: cadaveri nel fango, case crollate a metà, decine di montagne di macchine accatastate l’un l’altra, grida di aiuto da ogni portone. Tutto questo – ha continuato nel suo drammatico racconto il giornalista -, mentre i soccorritori trasportavano i feriti e i tanti volontari con le mani scavavano nelle macerie cercando disperatamente il corpo di un familiare. Uomini, donne e bambini distrutti e stanchi che, con il lutto nel cuore, si allontanavano dalle loro abitazioni consapevoli che la loro esistenza era stata rovinata da poche ore di pioggia. Nei mesi successivi i volti di quelle persone non hanno perso la smorfia di angoscia, perché tutti si sono dimenticati di loro. Ho deciso di raccontare le loro storie, che non possono essere descritte solo da un numero freddo nelle statistiche o rese chiaramente nelle poche righe un articolo. La comunicazione – ha aggiunto amaro – mostra spietate regole: subito il clamore mediatico passa al prossimo evento di morte, cercando una tragedia più grande che faccia notizia. Il malessere che si respirava nei giorni dopo le alluvioni, però, non lascerà mai queste persone, il dolore li accompagnerà per tutta la vita. Leggendo queste pagine, i rappresentanti delle istituzioni e i semplici cittadini saranno almeno ogni tanto assaliti dal tarlo dell’inquietudine e si chiederanno se è stato fatto veramente abbastanza per chi è stato colpito da queste situazioni dolorose. Si interrogheranno su quanto è stato predisposto prima degli eventi per evitare quello che è accaduto e sul supporto economico, psicologico e umano dato in seguito a queste popolazioni».










