di Pietro Lo Cascio
Ieri sera, insieme a Renata Conti, abbiamo presentato il nostro “Atlante aneddotico e pittorico degli isolotti eoliani” pubblicato dalla casa editrice Pungitopo presso la Biblioteca “Aimeé Carmoz” di Stromboli. Ma non è del libro che voglio parlare, anche perché – essendo uno degli autori – sarebbe decisamente poco elegante.
Vorrei invece spendere qualche parola sul luogo che ci ha ospitato, perché non è un luogo qualsiasi. La Biblioteca è nata alcuni anni fa, e dopo avere lasciato quella originaria, oggi ha la sua sede nei locali in affitto di un’antica e poetica casa strombolana. La cura dei libri e la sua gestione è interamente a carico a un’associazione che riunisce un gruppo di volontari. Anzi, di volontarie, perché la maggior parte di loro sono donne, e quasi sempre donne che non sono nate sull’isola ma hanno scelto di vivere a Stromboli, come Bea, Delfina e tante altre. Persone ospitali, brillanti, entusiaste, affiatate, che anche grazie al sostegno di una rete di estimatori riescono a pianificare e realizzare un calendario di iniziative ed eventi rivolti tanto ai più piccoli quanto ai più grandi. Lo fanno in estate, quando Stromboli è frequentata da distinti signori con la papalina e da signore avvolte in eleganti abiti di tessuto batik, che si dividono tra i vari appuntamenti culturali e le molto più frequenti occasioni mondane. Ma anche in inverno, quando sull’isola rimangono soltanto gli isolani e il tempo spesso è inclemente.

Per chi crede ai miracoli, questo potrebbe essere un caso da valutare con attenzione. Alle Eolie, non è un mistero, la maggior parte delle iniziative culturali ha infatti luogo durante la stagione turistica. Partiti gli ultimi villeggianti, si chiudono i battenti e se ne riparla l’anno successivo, lasciando l’arcipelago e le rispettive comunità ostaggio di un’inedia sfiancante. A Stromboli, piccola isola popolata da poco più di cinquecento anime, qualcosa – che si tratti di laboratori creativi, di proiezioni cinematografiche o di letture tematiche – continua invece a esistere, grazie al presidio instancabile e tenace della Biblioteca. Questa presenza, assolutamente insolita nel panorama
locale, ha il potere di restituire dignità al vivere sull’isola, di arricchirne la dimensione umana, di renderlo normale.
L’altro aspetto non trascurabile, a mio avviso, è che tutto questo accada in maniera semplice e spontanea. Ci si riunisce e si fa, senza aspettarsi che piova qualcosa dall’alto, sostegni istituzionali che probabilmente non arriveranno o si limiteranno a patrocini gratuiti e non onerosi. La cultura, ma anche la qualità della vita nelle isole più piccole e periferiche, diciamocelo francamente, non sembra avere costituito una priorità nell’agenda delle amministrazioni che si sono succedute alla guida del nostro comune negli ultimi decenni. Ma la lezione della Biblioteca insegna che si può sopravvivere egregiamente all’indifferenza della politica, e fare politica – nell’accezione più nobile e ormai desueta del termine – attraverso strumenti e iniziative che, partendo dal basso, sanno volare in alto.
Infine, la Biblioteca è dedicata ad Aimeé Carmoz. Molti ricorderanno questa donna dalla visione positivista e dalla determinazione irriducibile, due qualità abilmente celate dietro un’apparenza da innocua e simpatica “nonnina”. Chi non l’ha conosciuta, invece, potrebbe chiedersi perché questo luogo porti il suo nome, scoprendo che Aimeé si è battuta per la sopravvivenza di una scuola sull’isola perché credeva nel diritto all’istruzione, ha perorato una raccolta sostenibile e “intelligente” dei rifiuti perché riteneva immorale che le bucce di banana viaggiassero su una nave a spese dei cittadini, sognava che le Eolie diventassero un parco nazionale perché è assolutamente inconcepibile che non lo siano, e soprattutto nutriva una saggia diffidenza verso i rituali tribali e il servilismo della politica. Insomma, tutto ciò che oggi appare impensabile, come le biblioteche.










